domenica, gennaio 10, 2010

SFAVILLANTI INIZIATIVE ETRUSCHE D'ORIENTE.



Dopo lo smacco natalizio subito da parte dei cugini rodigini, immediata la risposta della capitale etrusca d'oriente. E' stato infatti inaugurato il primo di Gennaio il modernissimo "ZOO DELLE SCIMMIE E DEI PAPPAGALLI" di Adria. Indescrivibili il gaudio e la gioia delle fiere genti etrusche. Il moderno impianto sorge nel quartiere BORGO DOLOMITI e si estende su di una superficie di oltre 7.000 metri quadrati inglobando alcune abitazioni requisite alla bisogna. Svariate personalità presenti alla inaugurazione tra le quali spiccava l'immancabile assessore regionale IZI COPPOLA la quale dopo essersi complimentata con il primo cittadino si è pure intrattenuta in un fitto dialogo con l'attuale unico ospite dello zoo ovvero la scimmia JONNY. Sempre vicino alle vicessitudini etrusche ho inviato il prode Pino Sbando a raccogliere testimonianze sul luogo e di seguito posto senza alcuna censura l'intervista raccolta con il portavoce della giunta Signor Oreste.


Pino Sbando: Gentili concittadini, stimati abitanti di oltre cortina e amici dello spazio ci troviamo stamane innanzi il recinto della scimmia Jonny in compagnia del Signor Oreste portavoce della giunta etrusca il quale risponderà alle nostre domande inerenti il nuovissimo ZOO DELLE SCIMMIE E DEI PAPPAGALLI inaugurato pochissimi giorni fa per la gioia di grandi e piccini. Nonostante la sferza di un gelido vento di tramontana e una fitta nevicata ben 2 cittadini (un grande invalido e un noto alcoolizzato) si contendono il posto nella fila per guadagnarsi la precedenza alla biglietteria dello zoo medesimo. Insomma un successone!
Ma bando alle ciance e veniamo a noi. Dunque Signor Oreste, quali sono i motivi della realizzazione di questo progetto mirabolante?

Signor Oreste: Veda la nostra giunta da quando si è insediata ha profuso tutte le proprie energie nello sviluppo e nella realizzazione di quanto promesso all'elettorato etrusco il quale dopo la caduta del regime maoista che l'opprimeva si attende grandi cose. Riportare la capitale estrusca d'oriente agli antichi fasti è opera titanica ma noi siamo ben decisi e determinati. Con quest'opera abbiamo raggiunto 2 importanti obbiettivi: A) la riqualificazione del quartiere togliendolo al degrado sociale e alle periodiche invasioni dei topi e B) un punto di svago e socializzazione sano ed adatto a tutti.

P. S.: Complimentoni davvero. Comunque attualmente vedo che lo zoo ospita un unico esemplare di scimmia, ci vuole dire qualcosa a tal proposito? Per esempio da dove arriva e che genere di scimmia è?

S.O.: L'abbiamo presa in svendita dal circo Medrano. Era diventata troppo grossa e nel gabbione non ci stava più, inoltre non era più adatta per le foto coi bambini. Un buon affare, ce la siamo cavata con 450 €uri in contanti. A quale genere di scimmie appartenga francamente non le so rispondere, io faccio il parcheggiatore abusivo mica sono laureato in bestie esotiche. Per come la vedo io è uno squallido scimmione scioperato che se ne sta tutto il santo giorno col culo per terra a grattarsi il panzone e a strillare: "Porteme da magnare o spaco tuto jokken!"

P.S.: Dunque è vero che parla! Questo avvalora allora le voci insistenti che non si tratti di una vera scimmia ma di un figurante con un costume ben realizzato e che questo figurante sia il noto attore UGO PAGLIAI.
Cosa ci dice a tal proposito Oreste?

S.O.: Dicerie, vile propaganda comunista! Guardi io so per certo che lo stimato attore Ugo Pagliai è attualmente impegnato a Rovigo nell'interpretazione del BERSAGLIOTTO! La nostra è una scimmia vera perdinci!

P.S.: E i pappagalli dove diavolo sono?

S.O.: Ne avevamo presi un furgone pieno da dei bracconieri brasiliani ma durante il viaggio via Oslo i pennuti sono morti stecchiti a causa delle rigide temperature nordiche. Quando sono arrivati qua non ne era rimasto vivo nessuno. A quel punto visto che imbalsamarli costava troppo li abbiamo dati in pasto ai gatti. Buttiamo via mica niente noi!

P.S.: Notevole, ma in attesa della prossima infornata dei simpatici uccellini come sopperirete alla loro mancanza?

S.O.: Abbiamo pensato di sostituirli con un centinaio di galline, bestiole allegre e con poche pretese.

P.S.: Certo che uno zoo con una scimmia sola e cento galline che razzolano non è il massimo direi.

S.O.: Sempre a criticare vero? Ma lo sa lei che c'è gente che non ha mai visto il mare? Lo sa che la depressione uccide? Vogliamo parlare una volta tanto delle moschee? Ma si vergogni e se ne vada buffone!

P.S.: Cari amici credo sia giunta l'ora di andarmene prima che il Signor Oreste sia colto da uno sturbo. Un sentito arrivederci dal Vs. Pino Sbando.

martedì, gennaio 05, 2010

ENNESIMO ANNO SULLA TERRA: 2010



IL TEMPO NON VOLGE MAI AL MEGLIO MA DAI MIEI OSCURI LABORATORI IO VIGILO, VIGILO....E' ORA DI TORNARE.

sabato, dicembre 19, 2009

ROVIGO D'INVERNO: IL "BERSAGLIOTTO DI NEVE"



Stupore ed invidia stamane tra le plebi etrusche quando è stato dato l'annucio via etere della costruzione nella città di Rovigo di un imponente pupazzone di neve ritraente l'ormai nota mascotte rodigina BERSAGLIOTTO. Alto 42 metri, l'imponente pupazzo, è stato eretto nella centralissima Piazza Vittorio Emanuele per la gioia e l'orgoglio cittadino.  I lavori, febbrili, sono iniziati ier sera alle prime avvisaglie della tormenta di neve che si è abbattuta nel Polesine. Uno stuolo di volenterosi zittadini con la passione per la scultura e le bevande alcooliche, si sono immediatamente attivati per erigere il monumento il quale alle prime luci di questa pallida giornata dicembrina è stato inaugurato tra la gioia e il tripudio degli improvvisati artisti. " E' stata dura..." ci confessa  ZINETTO CAVEDAN uno dei promotori dell'originale iniziativa, "....ma  questa ce la invidieranno tutti......un mio amico mi ha detto che si vede anche dai Colli Euganei! Si fottano gli etruschi....Solo noi abbiamo il Bersagliotto di Neve!!". Una vena di sano campanilismo compiaciuto la ritroviamo anche nelle parole di ASTOLFO VENDEMMIATO, di professione frequentatore di sale ippiche, il quale ha dichiarato commosso:" Per noi zente di Rovigo il BERSAGLIOTTO è una figura che ci identifica collettivamente. Se potessi un giorno diventare come lui si realizzerebbe il sogno di tutta una vita!". Ma non tutti sono concordi. Infatti stamane uno sparuto gruppo di contestatori si è presentato in piazza urlando ai quattro venti: "NO SEMO AL ZIRCO, BUTE' ZO CHEL PAJAZO!". Dopo alcuni momenti di tensione culminati in un reciproco scambio di palle di neve tra le due fazioni, la calma è stata riportata dal Sindaco Melchiorri il quale si è presentato a bordo di una slitta trainata da 12 vigili urbani. Ancora in vestaglia da camera e babucce il primo zittadino ha esortato i più facinorosi a chetarsi e dopo un breve saluto si è appisolato in piedi sulla slitta. Sbigottiti i contendenti sono stati colti da una profonda malinconia e quindi si sono recati nei vicini bar ad ubriacarsi fraternamente. Musi lunghi intanto nei corridoi di Palazzo Tassoni ad Adria, dove la notizia non è stata presa bene dal Sindaco Bobo. "E' un colpo basso..." ha confessato al prode Pino Sbando il primo cittadinno etrusco, ".... adesso co' sta storia del pupason molti possibili visitatori della Capitale Etrusca d'Oriente si orienteranno verso Rovigo e i suoi negozi! Ma sapremo reagire con una serie di degne iniziative quali il "Siluro di Ghiaccio" e la posa della prima pietra della metropolitana Etrusca!"
Il popolo etrusco attende ed intanto si è già formato il "comitato per il ritorno della sede vescovile ad Adria".

mercoledì, dicembre 09, 2009

Ennesime proteste da parte di PIERO ITLE' from the space



Ier sera, mentre mi dedicavo alla scrittura di un saggio sulla Aedes albopictus (volgarmente detta zanzara tigre), sono stato raggiunto dall'ennesimo messaggio direttamente dalla DER ADLER in orbita geostazionaria sopra la terra. Mittente il solito Piero Itlè. Ovviamente posto.




Orkenmadonnez di un Erre, per l'ennesima volta sono qui a lamentarmi del servizio da schifo che mi offri. Inutile ricordarti che il vettovagliamento che periodicamente fai giungere con vettore "Bartolini Servizio Spazio" è a dir poco indecente. Ti avevo sollecitato più volte di migliorarlo ma anche l'ultima fornitura è stata degna della tua incapacità. Spacciare cibo per gatti per prelibate "pietanze energetiche tritate" per le mie truppe di cloni è una vera sconcezza e se non fosse per il fatto che quel debosciato di Marrazzo s'è fatto beccare a soffiare "camerdarie" ti avrei volentieri denunciato a "Mi manda Rai Tre".  E che vogliamo dire della manutenzione idraulica della DER ADLER? Ieri sera sono stato al sottolivello 485/N54 a farmi una cagata nella latrina presurizzata n°28. Nel bel mezzo dell'opera il compensatore gravitazionale s'è spento di botto. Inutile dire che ho perso l'aderenza con la tazza e per la latrina hanno iniziato a volteggiare stronzi. Mi si è sporcata tutta la giacca nuova che mi ero fatto fare su misura da Armani... che Odino ti maledica! Oltre a ciò mi avevi promesso il numero telefonico di una misteriosa razza extraterreste in possesso di incredibili segreti che mi avrebbero conferito immani poteri....UN CAZZO! Mi ha risposto il canile di Tirana. Te lo dico ancora una volta maledetto miserabile: mi stai rompendo i coglioni! Vedi di darti una regolata o ti mando giù una squadra di WAFFEN SS CLONI a drizzarti la schiena. Heil Pippo!

giovedì, dicembre 03, 2009

QUEZITO EXZISTENZIALO N° 43.987


Stamane, mentre portavo a termine l'ultimo capitolo del mio saggio "DIFFUSIONE DELLA LEBBRA NELL'AGRO PONTINO TRA IL I° E IL II° SECOLO AVANTI CRISTO" sono stato raggiunto da un messo del comune di HELSINKI il quale mi ha consegnato un papiro con priorità assoluta proveniente da un mio fanz scandinavo. Ovviamente ho riposto carta, penna e calamaio per dedicarmi alla soluzione del difficile quesito esistenziale dell'amico finnico.

"Illustrissimo Erre, fine estimatore di prodotti caseari, eclettico crapulone, stimato cardiochirurgo, chi ti scrive con l'animo affranto è un tuo seguace da anni. Mi chiamo Diocleziano Vattarajnnasajonen di professione disonesto fallito con molteplici carichi pendenti. Ultimamente ho cercato di modificare il mio comportamento sociale frequentando corsi di recupero e di rinserimento sociale presso il SERT finlandese con lusinghieri risultati. Innanzitutto ho smesso di assumere assenzio e ho sospeso il consumo di sostanze psicotrope. Pur tuttavia una vita scellerata ha segnato in profondità il mio carattere. In particolare continuo ad avere comportamenti bizzarri e privi di senso logico. Per ovviare a ciò mi sono presentato al campionato mondiale di staticità statuaria indossando la casacca biancoazzurra della mia nazione. Nonostante sia rimasto in piedi fermo immobile con uno sguardo ebete stampato in faccia per 368 ore, sono stato raggiunto da un giudice evidentemente corrotto il quale mi ha inusitatamente squalificato adducendo il fatto che me ne stavo con le balle di fuori generando inbarazzo tra il pubblico. La cosa mi ha letteralmente atterrito e sono ricaduto in uno stato depressivo maniacale. odio questo mondo crudele che non ammette il mio riinserimento nella società. Sono tentato di prendermi a martellate nei maroni per attirare l'attenzione sul mio avvilente caso. Tu cosa mi consigli o mio vate indiscusso?"

Carissimo Diocleziano, non esitare: FALLO!

lunedì, novembre 23, 2009

ACCORATO APPELLO DI FAUSTELLO FAUSTELLI


Stamane, mentre terminavo il mio ultimo articolo per la nota rivista internazionale "POLIMERI & FINANZA CREATIVA", sono stato raggiunto da un cane San Bernardo il quale nella botticella appesa al collare portava un messaggio liquido del noto nobile etrusco FAUSTELLO FAUSTELLI. Ligio al principio di diffusione capillare dei liquidi posto con mano ferma e sicura.


"Stimato nobile Erre, valente oplita, framboliere indiscusso, irraggiunto collezionista di biancheria intima femminile, chi ti scrive è il tuo stimato amico FAUSTELLO FAUSTELLI provibiro del MAE (Movimento Aristocratico Etrusco). Da alcuni giorni il mio animo nobile si torce sotto il peso di un angosciante dilemma il quale spero tu mi aiuterai a risolvere. Come tu ben sai da alcuni giorni l'agorà della capitale etrusca d'oriente è agitata dal tormentato provvedimento europeo sui crocefissi. Orbene io sono uno strenuo difensore della presenza del simbolo cristiano alle pareti delle scuole e non solo. Trovo barbaro il volerlo togliere privando così i giovini di questo allegro simbolo. Altresì la sua presenza dovrebbe essere obbligatoria in tutti i luoghi pubblici come stazioni, aeroporti, edicole, tabacchini e anche nei bagni pubblici. Ho comunque un piccolo problema di coscienza dato che sono un noto e riconosciuto bestemmiatore in particolare mentre gioco a ramino in bar dalla Pina. Oltre a ciò posseggo molto materiale pedopornografico del quale non vorrei privarmi. Detto ciò tu che ne penzi della mia posizione?


Carissimo FAUSTELLO capisco il tuo cruccio. Mi auguro che la tua riflessione ti porti all'embolia liberando così il mondo dalla tua inutile presenza. Pur tuttavia mi permetto di darti un consiglio: comprati un crocefisso in mogano dal peso di 45kg e mettitelo al collo in modo da apprezzare in maniera più viva il peso di tale simbolo. Tutto il resto è noia. Addio.

venerdì, novembre 13, 2009

QUEZITO EXISTENZIALO n° 337.829



Questa sera, mentre combattevo la mia personale battaglia contro gli scarafaggi domestici a colpi di lanciafiamme, sono stato raggiunto da un commovente appello di Milva, giovine afflitta da perplessità ezistenziale. Sensibile alla richiesta d'aiuto della simpatica ragazza ho sospeso lo sterminio degli inutili insetti per prestarle udienza. Placidamente posto.


Eroico Erre, effendi, ammaestratore di rinoceronti, divino tenore, sublime amante, gran parcheggiatore abusivo, chi ti scrive in ginocchio sui ceci è la tua fedelissima Milva ragazza divorata da un terribile dubbio. Ebbene da 3 mesi mi sono fidanzata con Gianginetto un ragazzo problematico ma molto profondo di 37 anni suonati. Sono stata colpita dal suo senso estetico e dalle sue rime baciate che compone sotto l'effetto dell'etere. Oltre a ciò è davvero un gran artistone il quale fa spaziare la sua opera creatrice dalla pittura, alla fotografia, alla poezia. Hanno riscosso molto successo i suoi quadri neri nei raffinati circuiti culturali di Bratislava e sono andate a ruba le sue foto ritraenti sassi. Nonostante il suo perenne alito fecale e la scarsa igiene intima io lo adoro ma da qualche giorno non mi sento più molto sicura di questi miei profondissimi sentimenti amorozi. Infatti  Gianginetto dopo l'ultima bordata di psicofarmaci assunti durante un rave si è convinto di essere pure un fotomodello nonchè un pornodivo. Da allora gira nudo come un verme mettendomi alquanto in imbarazzo. Ieri i miei genitori ci hanno visto insieme per le vie del centro e sono stati entrambe colti da infarto. Sono indecisa, devo seguirlo in queste sue bizzarre esternazioni o devo farmi monaca? Ti prego aiutami.

Simpatica Milva, mi commuove il tuo dubbio amletico e mi rattrista il tuo cruccio. Personalmente credo che il tuo fidanzatino non andrebbe toccato neppure con un bastone ma si sà: l'amore è cieco. Ora che sei rimasta orfana, dopo la repentina dipartita dei tuoi genitori, prima che Gianginetto trasformi la tua casa in un bivacco per malfattori vendi l'immobile e trasferisciti in una località sconosciuta. Il tempo è galantuomo e saprà lenire le ferite del tuo cuore. Non preoccuparti di Gianginetto tra un paio di anni sarà morto o farà l'assessore in qualche amministrazione pubblica. Ed ora addio mia giovine, mille impegni m'attendono.

giovedì, novembre 12, 2009

Quezito existenziale 94.185


 Domenica pomeriggio, mentre portavo a termine una seduta di psicoterapia ad un cane lupo in crisi di identità convinto di essere un conducente di pullman, sono stato raggiunto da un messaggio dello sfortunato politico laziale Marrazzo. Data l'impellenza del consiglio richiestomi ho congedato il cane lupo il quale è ritornato a guidare un pullman carico di giapponesi in visita nel DeltaPolesano ai 170 Km/orari ed ho subito prestato la mia modestissima attenzione al tapino. Serenamente posto.


"Venerabile Erre, uomo pio, devoto, irraggiungibile trapezista, insuperato guardiacaccia, subacqueo provetto, eccelso anfitrione, chi ti scrive con le pive nel sacco è un tuo lettore indefesso: MARRAZZO MARRAZZO.
Mi sono permesso di scriverti solamente dopo aver letto il tuo mirabile saggio: "PSICOLOGIA IN 2 ATTI." diventato testo fondamentale in tutte le Università per sordomuti del mondo per l'esame di geometria piana. Tosto vengo al problema esistenziale che sta consumando la mia inutile vita. Come tu ben sai, dopo una encomiabile carriera di giornalista d'assalto, probo ardito del consumatore, tribuno della plebe che con pazza ed irresponsabile audacia ha sfidato centinaia di truffatori, mai dono, mai supino, ho intrapreso la difficile impresa politica. Forte del mio mandato popolare ho dato fondo a tutte le mie energie intelletuali nella difesa del volgo. Sfortunatamente il peso di tale titanica impresa ha determinato in me l'accuirsi di una debolezza. Beato l'uomo che nel suo dolente cammino combatte la debolezza, ma, per colmo di sfortuna, non è stato il mio caso. In preda ad una depressione indescrivibile ho ceduto, opponendo ben poco sforzo, ad una mia lieve inclinazione: il rapporto, contro pagamento, di prestazioni sessuali con il banale consumo di droghe stimolanti accluse. Grandi incarichi comportano gravi responsabilità e con senso di responsabilità ho bruciato interi stipendi da operaio per soddisfare questi miei puerili appetiti. Ci sono rimasto molto male dall'essere stato scoperto e con senzo di responsabilità ho lasciato l'incarico e con quei quattro soldi che mi sono messo da parte, sdegnosamente mi sono ritirato sull'Aventino. Sono molto afflitto ora dato che la deprezziione, male sottile come la polvere, m'ambascia. Mia moglie ogni mattino, a giorni alterni, mi sputa in faccia o mi schiaffeggia, la prole mi ingiuria e mi scherza. Ti prego mia luce illuminami. Firmato un uomo in coriandoli.

Caro Marrazzo ho prestato molta attenzione al tuo caso e sono giunto ad una ponderata conclusione: TUTTO TEMPO PERSO! Non c'è niente da fare, è tutto inutile: falla finita.

domenica, ottobre 04, 2009

NUOVA CHIESA RIFORMATA CICCIUZZIANA ETRUSCA



Si è svolto ieri sera, presso la Nuova Casa Del Culto Cicciuzziano, la prima funzione liturgica della Nuova Chiesa Riformata Cicciuzziana Etrusca con la quale si sono ordinati quattro nuovi pastori di anime. Sempre interessato al sorgere di nuovi culti di carattere messianico ed ecumenico ho deciso di inviare il prode Pino Sbando ad assistere all'inaugurazione. Fedele alle normative vigenti sul pieno rispetto democratico nonchè panciacifista e pacifondaio dell'informazione, posto con assoluta tranquillità.
Pino Sbando: Adria ore 21 Via Bettola, davanti alla nuova sede  della Casa del Culto Cicciuzziano troviamo un gruppo di adepti della Nuova Chiesa Riformata Cicciuzziana Etrusca e tra loro i nuovi quattro pastori che in questa serata di gaudio e felicità verranno ordinati dal Pastore Capo Ermete Bombonato. Mentre si ungono a vicenda con del lardo di colonnata mi avvicino furtivo e chiedo loro di rilasciarmi qualche dichiarazione. Benissimo, cari cittadini etruschi, mi trovo qui con alcuni fedeli cicciuzziani e ho la fortuna di entrare in contatto con i quattro nuovi pastori. Iniziamo con Adelmo Bombardi la nostra intervista. Caro Adelmo come ci si sente in questi attimi prima dell'ordinamento?
Adelmo Bombardi: Bhe.... non posso nascondere la mia euforia e l'emozione e neppure i violenti dolori di panza dato che è tutto il giorno che giro nudo e mangio in maniera disordinata. Non vorrei esser colto da diarrea mentre vengo ordinato, l'idea di smerdare il pavimento della casa del culto mi atterisce. Comunque credo che questo sia il giorno più importante della mia vita da quando ho assunto in me il "verbo" di Cicciuzzo. Spero di essere un degno discepolo e un buon pastore ma ora scusami ho un ecumenico rutto da rivolgere ai fedeli.
Pino Sbando: bene, mentre Adelmo Bombardi si prodiga nel suo ufficio sacramentale passiamo a Elisabetto Brancaja, il più giovane e più nano dei quattro. Carissimio Elisabetto diciamolo con franchezza: non sei un bello spettacolo per gli occhi ma nel tuo sguardo si denota la sacra estasi, come puoi spiegarcela codesta condizione?
Elisabetto Brancaja: Cicciuzzo è attorno a me, sopra di me e parzialmente dentro di me avendone divorato un pezzo durante il suo esodo etrusco.  Mi sento un uomo nuovo, prima dell'incontro con la fede ero un debosciato afflitto dalla forfora e passavo tutta la mia vita in tormentate giornate dedicate al nulla. Ora invece mi ingolfo di salumi sin dal mattino e durante i pomeriggi sto chiuso nella mia angusta cella a leggere passi della Bibba Cicciuzziana e a visionare pornografia a manetta.... un uomo ridonato alla vita!
Pino Sbando: Grazie Elisabetto e complimenti per le profonde occhiaie sintomo evidente di una dedizione onanistica di tutto rilievo. Ma ecco con noi Ginnasio Barile mentre si disseta da un tino ricolmo di mosto e mosconi morti. Carissimo Ginnasio stento a riconoscerti da quando eri un noto tossicodipendente. Spiegaci questa tua repentina conversione religiosa.
Ginnasio Barile: già, caro Pino, proprio di una conversione si tratta. Il tempo in cui rubavo le pensioni alle vecchie fuori dall'ufficio postale sono un lontano ricordo. Come è un ricordo il mio periodo Sertiano fatto di visite mediche e colloqui psicologici fallimentari. Mi sentivo vuoto, preda di una corrente negativa che mi portava alla deriva in un oceano di dissoluzione. Poi un mattino, mentre mi iniettavo del sudore di cavallo drogato in vena, Lui si è seduto accanto a me e mi ha parlato. Non ho capito nulla perchè come al solito aveva la bocca piena di qualsiasi cosa ma il mio cuore si è riempito di linfa vitale ed ho capito di aver incontrato la luce. Poi, petando, lui è sparito nella bruma lasciadomi in piena estasi e senza droga visto che me la rubò. Ho letto tutte le sue massime e ho visto tutti i suoi film......... è davvero un Dione serio!
Pino Sbando: Belle parole......diciamocelo, ma adesso vorrei rivolgermi a Ermanno Bondola, il più erudito nonchè il pù saggio di questi bei quattro moschettieri di Cicciuzzo. Caro Ermanno per favore datti una lavata con quell'idrante prima di rispondermi perchè sei unto come un ingranaggio di una pressa, grazie. Bene dopo l'abluzione sacra veniamo a noi. Tu vieni da una lunga esperienza come medico abortista clandestino nonchè di morfinomane dedito a pratiche sadomasochiste ed oggi ti si ritrova qui in veste di pastore. Come lo spieghi questo mutamento?
Ermanno Bondola: E' vero, ero un essere ripugnante ma anche intelligente e grazie ad un percorso di pensiero logico sono arrivato ad abbracciare la nuova fede. Credo fermamente che la giustizia, insieme al destino è un'espressione della modalità dell'essere e credo anche che l'essere non nasce ne perisce. Ho sviluppato in me argomenti appartenenti al genere che oggi comunemente definiamo antinomie o paradossi e ritenendomi un filosofo provetto amo la conoscenza nella sua totalità e non solo in qualche sua singola parte!
Pino Sbando: Jokken Ermanno sei davvero un pozzo di San Patrizio della moderna filosofia... ma ti prego illuminaci ancora con le tue frasi fatte scritte nel palmo della mano!
Ermanno Bondola: Vedi, caro il mio ignorantone, l'importanza per i cicciuzziani è determinare la giusta proporzione in cui il piacere e l'intelligenza devono mescolarsi insieme per costituire la forma perfetta del bene e Cicciuzzo in ciò eccelle per insegnamento e stile di vita. Il nostro compito è quello di promuovere nei cittadini la virtù che si identifica con la felicità anche attraverso atti liturgici quali l'annodare i reciproci peni e il divorare animali vivi in comunione.
Pino Sbando: Bene, me ne vado prima di mandarvi a cagare tutti. Cari cittadini la nostra città può ben vantarsi di essere crogiuolo di cultura e arte di arrangiarsi. Addio!

giovedì, ottobre 01, 2009

COMBATTIAMO LA CRISI: 150 NUOVI POSTI PER ANNUSATRICE DI ASCELLE.


La crisi è evidentemente superata, prova ne siano i milioni di nuovi posti di lavoro creati per la plebe dal governo centrale.  A supporto di questa verità inconfutabile la neo giunta della Capitale Etrusca d'Oriente ha indetto ieri, dopo un animato Consiglio Comunale caratterizzato da consiglieri dormienti e pubblico bivaccante, un bando pubblico per l'assunzione di ben 150 ANNUSATRICI DI ASCELLE. "La risposta alla crisi passa per atti coraggiosi e controcorrente" ha esordito con il nostro Pino Sbando il portavoce del nuovo Sindaco etrusco "...e a differenza della precedente giunta di pantofolai abbiamo deciso di intervenire massivamente per il ricollocamento della manodopera femminile nel territorio etrusco. Poche ciance e molti fatti perdinci! Coloro le quali vinceranno il concorso, dopo uno stage allo zoo delle scimmie di Tirana, verranno inviate presso le case dei ricchi patrizi etruschi e polesani con il compito di annusare le ascelle dei nobili stessi. Sia chiaro che non è un lavoro per tutte ma alla bisogna solo chi ha la volontà di rimboccarsi le maniche verrà premiata!" Muta la componente di minoranza che per il momento ha deciso di raggrupparsi al Bar dalla Pina per fare mente locale. Segnali positivi giungono dal coordinamento "donne ricche per una destra moderata civile e fraternizzante con tutti ma non co' i nigri" le quali tramite un comunicato hanno fatto pergiungere ai tabloid locali il loro apprezzamento al coraggioso atto da parte della giunta. "Sappiamo delle difficoltà delle donne disoccupate e proletarie ma costoro devono guardare il lato positivo della vicenda: è meglio annusare ascelle che sanno da bancone del pesce che girarsi i pollici nel tinello di casa!" si legge nel comunicato. Veemente la risposta di Danilo Stoppa a nome di una imprecisata sinistra unificata : "Mi sciacquo i coglioni con questi pannicelli caldi, per mio conto e per tutta la sinistra planetaria che rappresento, un vero intervento poteva essere quello di un bando per 150 donne disposte ad ascoltarmi....E' UNA SCOUNCIUEZZA!". Nel frattempo la plebe mormora, si scaccola  e nasconde le briciole sotto i tappeti.

mercoledì, settembre 30, 2009

ARRESTATO PERICOLOZO CANNIBALO!


Si è finalmente spezzata la lunga catena di misteriose sparizioni di giovani donne e anziane signore nel territorio della Capitale etrusca d'oriente. E' stato infatti arrestato ieri PierCornelio Budazzoni di professione coreografo ma con l'hobby del cannibalismo. Ma procediamo con ordine. Tutto inizia 3 anni fa quando in un melanconico pomeriggio d'autunno dal piazzale della coop sparisce Ildebranda Spanetta. La ragazza, una procace ventunenne con la mania per gli uomini villosi e scarsamente puliti, era in attesa di un incontro clandestino con uno dei suoi numerosi amanti mentre il fidanzato Adelmo Binerelli stava all'interno della coop a comperare mezzo supermercato. Quando lo sfortunato fidanzato uscì nel piazzale con 28 carrelli di inutili oggetti, della giovine non era rimasto che la borsetta sul selciato contenente unicamente l'elenco Pagine Gialle degli uomini soli. Passano 8 mesi esatti nella più completa calma mentre i segugi dell'anticrimine etrusca si dedicano alle indagini nelle pause tra una partita a carte e l'altra. Otto mesi in cui la Signora Mariuccia Boson continua la propria inutile quanto inconcludente esistenza ignara di essere già vittima predestinata dell'assassino. La Boson è una zitellaccia arida e inacidita di 56 anni dedita al pettegolezzo e all'ingiuria. Passa interi pomeriggi affacciata al balcone di una delle finestre di casa a controllare i passanti. Nel tempo libero consuma ettolitri di "macchiatone" seduta ai tavoli di svariati bar del centro mentre con sue simili spande vetriolo su tutti i cittadini adriesi.Il suo destino si compie in nella notte del 28 agosto mentre un violento fortunale si abbatte sulla città etrusca. Un unico urlo squarcia la notte e poi nulla. Le indagini non portano a niente e nel frattempo sparisce una corriera carica di invalide polacche in transito per Lourdes. Il panico si diffonde per le vie del centro e le donne etrusche d'oriente si organizzano in gruppi di auto difesa decidendo di non lavarsi ad oltranza. I sospetti nel frattempo si sommano attorno al misterioso PMP accusato di essere un movimento di pericolosi bolscevichi dediti al cannibalismo. "Noi non ci entriamo manco per il cazzo" rivendicano gli appartenenti al gruppo con un volantino lasciato dentro la cuccia del cane Bobi 985. Il governatore Galan si interessa personalmente al caso in un afoso pomeriggio agostano offrendo una cena galleggiante sul Canal Bianco ai sostenitori del centro destra ma ciò nonostante i misteriosi sparimenti continuano. Pattuglie di dischi volanti offerti dalla Lega dei pianeti scorrazzano nei cieli adriesi creando scompiglio agli amanti del volo a vela ma del misterioso rapitore nessuna traccia. La storia, orrenda prigione, intanto segna nei suoi annali altre 4658 sparizioni che mettono in subbuglio la popolazione. "Di questo passo noi etruschi d'oriente ci estingueremo non potendo più accoppiarci con nessuna donna; jokken che situazione tribolata" afferma Ubaldo Carnazza presidente dell'associazione Mashioni Adriesi. Ma la fine per l'assassino si avvicina. Infatti ieri l'ultimo rapimento e poi la cattura. Sono le sette e trenta del mattino quando da vicolo Tretti si ode un urlo, è quello di Sebastiana Nalon settantenne grande obesa che invoca aiuto. Gli abitanti pensano che si tratti del solito problema ovvero che la tapina nel transitare nello stretto budello sia rimasta incastrata tra i muri ma invece vedono con sgomento la meschina agganciata ad una catena e trascinata da un vericello sul cassone di un Ducato fiat guidato da uno sconosciuto. Ildebrando Caggafoni, un sordomuto probo cittadino, riesce a memorizzare la targa del veicolo e da lì all'arresto del delinquente il passo è breve. Raggiunto presso la sua abitazione il Budazzoni viene scoperto mentre banchetta con i poveri resti della vittima. "Sono uno sfigato senza speranze e le donne mi hanno sempre preso a pesci in faccia e io per vendetta ho deciso di mangiarmele tutte crude jokken!" Fortunatamente l'incubo e finito.

domenica, settembre 06, 2009

FAZIONE ATTACCA: Prodotti Avitaminici



La banalità della Tragedia




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Stava seduto sullo sgabello con le braccia posate sul bancone del bar da almeno due ore. Davanti a se l’ennesimo bicchiere di vodka ai frutti, albicocca per quel giro. Erano 10 mesi che mancava da li, da quando sua moglie lo aveva cacciato di casa come un cane, senza possibilità di fargli spiegare nulla, via così come se fosse stato fatto di polvere, cancellato. Cancellati 8 anni di matrimonio, cancellato tutto. Quella storiella gli era costata cara, il lavoro, la quiete familiare, il rispetto dei vicini e il rispetto per se stesso. Tutto per una serata storta, per una puttanata di nessun conto. Ma per sua moglie, per la sede centrale della sua banca quella foto che era circolata nella piccola cittadina era un torto troppo grosso e lo avevano fatto a pezzi. Se la ricordava come la prima foto della sua vita, come la foto della prima elementare dove si guardano i volti dei compagni persi per la strada ma quella era più vivida. La si vedeva bene la sua faccia piantata dentro le natiche della ballerina del ben noto posticino dove signorine della forme procaci agitavano il deretano e rettificavano le pistole dei probi cittadini del luogo. Quella serata tra compagnoni gli era davvero costata cara, nel giro di una settimana il giovane rampante benpensante vice direttore della banca rurale di una santa a caso presa dal mazzo era diventato un novello Eliogabalo, un libertino senza ritegno dedito alla crapula e al gozzoviglio. Niente da dire, lo avevano messo alla gogna come un lazzarone d’altri tempi, preso tra due fuochi. Si ricordava del clima glaciale quando quella sera era rientrato a casa e aveva trovato Gloria, la sua adorata mogliettina, con gli occhi sbarrati seduta con il culo in bilico su una seggiola della cucina.
“sei questo qui tu?” gli aveva detto con un tono di voce tagliente come il disco di una sega circolare. A lui d’un tratto gli erano apparsi due pianoforti a coda sulle spalle, si era piegato sulla foto a riconoscere la sua bella faccia che sprofondava nelle madide dune del posteriore di un’ucraina procace sudata come una cavalla dopo una corsa di trotto. Il mondo gli era passato davanti tutto di un colpo, lasciandolo indietro immerso in uno spazio freddo e gelido. Stalattiti millenarie una dietro l’altra gli si erano conficcate nel cervello.
Non riusciva a dire nulla balbettava come Pappagone e non riusciva a cacciare una frase di giustificazione. Lo sguardo di Gloria, la sua Gloria lo perforava e bruciava secondo dopo secondo la somma dei loro giorni felici vissuti insieme. Si bruciava il loro idilliaco amore iniziato alle scuole superiori, i giorni dell’università, la festa della sua laurea in economia e commercio, la festa in campagna della laurea di Gloria in Lettere. Quella festa deliziosa sotto la pioggia con la proiezione delle loro foto fin da ragazzi in braghette corte, la torta con le candeline. Andava a fuoco il suo incarico alla banca, incarico che suo suocero gli aveva trovato appena un mese dopo la sua laurea, la loro casa nel quartiere residenziale appena costruito, tutto a puttane, alè in compagnia dell’ucraina che per un foglio da cento gli aveva fatto vedere la topa da ben vicino e gli aveva rianimato il pistolozzo con un paio di carezze ben assestate. Poi il giorno dopo le cose erano precipitate al lavoro. Nella sua scrivania, appena arrivato , trovò la fotocopia a colori dell’attimo fuggente incriminato e una bella scritta a pennarello rosso: “ Mangiami stà scoreggia direttore!”.
Davvero un incubo in tre dimensioni vero e pesante come un macigno scagliato da un ciclope incazzato sulla sua testa. Non passarono neppure due ore, che lui trascorse rinchiuso come un frate minore dentro il suo ufficio, che arrivò la telefonata della sede centrale che lo invitava, con solerzia, a presentarsi dal responsabile delle filiali per la sua regione. Furono quaranta chilometri di auto misti tra il mondo dei ghiacci e il tormento delle fiamme dell’inferno. L’uomo in grisaglia lo aspettava nel suo ufficio. Il delegato del padreterno lo accolse con uno sguardo di ghiaccio. Alle sue spalle una splendida scultura lignea di padre Pio e un’immagine della santa protettrice della banca. Non furono molte le parole che riuscì a decifrare ma spiccavano per la loro reiterazione termini quali vergogna, non possiamo ammettere…lei capisce…il prestigio…i nostri clienti. La concretizzazione di quel dialogo era l’esplicita richiesta di sue immediate dimissioni almeno per evitare l’umiliazione ulteriore, non per lui ma per la povera consorte, del licenziamento. Peggio che rubare, peggio che uccidere. Non si poteva concepire che uno zelante scherano di quella accolita di ipocriti stesse accucciato al culo di una EXTRACOMUNITARIA, forse nella complice oscurità delle mura domestiche, ma mai e poi mai sacrificare il prestigio dell’azienda all’altare della fregna. Questo era quanto. Ma non era una situazione nuova anche per lui, in effetti si ricordava con quanta dovizia aveva fatto licenziare uno dei suoi cassieri perché si mormoreggiava in giro che fosse l’amante di una negra, una negra di quelle nere come l’ebano che lavorava per un’impresa di pulizie nella sua filiale. Tra i due era nato l’amore e il cassiere non si vergognava di farsi vedere in giro con lei. Una lettera, una telefonata e il giovanotto si era ritrovato per la strada. Tutto chiaro no? Questo e’ il gioco. Ma in quel gioco adesso era lui la carta da scartare e gli faceva male. Dimissioni, una macchina da 60 milioni venduta per un’utilitaria, cinque scatoloni nel baule e la sua vita era sparita lungo la strada privata del suo quartiere modello. Un amico, uno di quelli che quella sera era con lui gli diede una dritta e con un po di culo lo fece assumere come vice direttore in una sala del bingo. Niente male, niente male per un disgraziato, per un nulla ma per lui era umiliante girare come un pinguino per la sala a controllare le cartelle, ad indirizzare i camerieri e i venditori ai tavoli. Santo dio che miseria. Faceva i conti con tutta quella merda seduto in quel baretto della statale appena fuori dal mondo idilliaco della sua cittadina linda linda. In effetti a ben pensarci quella che lui amava chiamare “la mia città” era poco più che un buco verminoso nel bel mezzo di una distesa di ettari di granturco e barbabietole che nel periodo invernale sprofondava in una coltre di nebbia densa come latte. Per non parlare dell’estate quando una cappa d’umidità faceva infradiciare gli abiti come piovesse. Volteggiavano nel cielo notturno dell’estate sciami di zanzare assetate di sangue pronte a lanciarsi come kamikaze impazzite su ogni pezzo di carne che deambulasse. C’era un cinema, cinque chiese, un ospedale mezzo finito e mezzo fatiscente, un bel palazzo del comune e delle casacce costruite a cazzo sparpagliate senza criterio da una mano di un gigante cieco. Ma c’era pure la sua banca, l’associazione degli agricoltori dove manco per il cazzo ci entrava il bracciante ma tutti spavaldoni con pezzi di terra dove ci dovevi sudare la camicia per correrci fino alla fine, anzi era meglio che ti comprassi un motorino per attraversarle, sperando ovviamente che non ti finisse la miscela. Oltre a questi bontemponi il tessuto sociale era animato da quattro bottegari che stavano calando le braghe davanti alla nuova invenzione di un centro commerciale costruito con i soldacci degli stessi landlords tanto amanti della vita cheta e rilassata che solo l’ambiente rurale sapeva donare. Loro e i loro trattoroni, le loro macchinone sporche di fango e le camice immancabilmente bianche il di della domenica mattina prima di andare alla messa. Era stato uno di loro e sotto sotto lo era ancora. Cercò di scrollarsi di dosso questi pensieri e fece mente locale sul perché fosse ritornato lì. In effetti aveva ancora le chiavi di casa, aveva ancora diritto per legge di avvicinarsi a quella che era stata la loro comune dimora. Magari Gloria aveva sentito la sua mancanza, magari la ferita si era cicatrizzata, magari… Gli mancavano tanto le sue comodità, il morbido della sua poltrona, le braciolate la domenica con gli amici di famiglia, la tele a 40 pollici, il dvd, la vasca con l’idromassaggio, Dio gli mancava Gloria. Con quelle sue tettine così ben tornite, la sua pelle profumata e quella sua topina dove ogni venerdi’, sabato e domenica che il signore comandava in terra lui mandava il suo savoiardo in esplorazione. Poi il sabato ci scappava pure il pompino, superbo atto di perdizione sensuale…ahhh Gloria Gloria delle mie brame. Ormai aveva deciso doveva riprovarci. Prese coraggio e pagata la bolletta alcolica al tizio scalcinato dietro il banco uscì verso la sua fiammeggiante 600 giallo taxi presa usata, quasi nuova, a un tot al mese che gli decurtava la paga da pinguino. Grazie al cielo almeno c’era l’autoradio e con se aveva portato dei nastri, roba vecchia ma evocativa. Una bella raccolta di brani anni settanta che si era fatto registrare da Gino un vendi-cartelle del bingo che arrotondava lo stipendio facendo il dj in una discoteca di periferia dove vecchie caldaie divorziate o zitelle con il culo debordante si facevano intortare da pii pellegrini con il moccolo infiammato ai fine settimana. Brano di prestigio “gloria” di Umberto Tozzi, versione originale e rimixata. Gli venivano in mente le giostre dove i ragazzi dei poveracci andavano con le malboro da dieci incastrate nelle maniche arrotolate delle t-shirt a tirate cazzotti al tirapugni strombettante vicino all’autopista. Lui ci andava con i suoi amici da ragazzo, ma a differenza di quei figli di braccianti, di mezzi morti senza nessuna prospettiva se non l’andare alla fonderia o all’impalcatura, lui ci passeggiava e basta, ridacchiava con i suoi allegri compagni e poi si faceva vedere dalle stronzette che assiepavano la piattaforma dei dischi volanti. Tra quelle c’era sempre una carina a cui far segno, poi per una settimana potrebbe essere stata nominata la sua fidanzata e girare sul suo caballero 50 sei marce a scorazzare per il viale centrale della “città”. Bei tempi quelli. Adesso invece un brutto temporale che sembrava non passare mai faceva precipitare sulla sua testa una pioggia solforica fatta di distillato di pura sfiga. Barba incolta da tre giorni, alito vinoso, braghe di tela da quattro soldi, automobilina da guappo di quartiere periferico e una mazzetta di fogli da dieci euro in tasca. Declino e caduta di un occidentale insomma. A un passo dalla soglia di povertà gli toccava scoprire controvoglia che significasse tenere a bada i suoi desideri anche quelli minimi tipo di prendersi una vacanzina striminzita di una settimana in un qualsiasi buco di culo estivo. Era davvero sfessato, con la rompicoglionite acuta che gli mordeva il bassoventre come una tagliola per orsi. Tenendo la musica a palla percorse i tre o quattro kilometri che lo separavano dalla “ville lumiere” culla della propria infanzia e sede del suo ex nido d’amore. Al cartello che recitava l’inizio del territorio urbano abbassò il volume per non farsi notare. Per essere un fine settimana si sarebbe potuto pensare che una pestilenza spaziale si fosse abbattuta sulla cittadina, poche macchine in giro, solo la luce dei bar vomitata sulla strada segnalava la presenza di umanità varia all’interno di quegli antri. Passò per la piazza principale davanti al bar “Centrale” (un colpo di genio aveva illuminato il primo proprietario per quel nome che sprizzava originalità) dove per tanti anni si era ritrovato con i pezzi buoni della città. Cercò di vedere attraverso le vetrate se riconosceva qualche volto ma i vetri erano stati sostituiti da un nuovo modello brunito e riflettente, di quei vetri che permettono a quelli che sono dentro di guardar fuori senza esser visti. Tutto a soddisfare il voyeurismo dilagante nell’allegra società contemporanea. Anche la vecchia insegna esterna era cambiata, non più rossa con i neon all’interno ma una più consona alle nuove direttive per il mantenimento dell’aspetto estetico dei centri urbani. Un bel scrittone giallo oro con due stelle roteanti ai lati ma però opportunamente illuminato da luce indiretta proveniente da due faretti modello antiaereo. Accelerò un po troppo bruscamente facendo pattinare le ruote mentre sterzava, sicuramente da oltre quelle vetrate qualcuno aveva notato il seicentino giallo nella sua roboante ripresa e lui si immaginava i commenti; commenti che lui per primo avrebbe fatto su qualsiasi tamarro da casermone periferico in vena di fesserie serali il di della festa. Si accese una paglia, una multifilter di quelle lunghe col pacchetto color marron, brutte, cattive e pestifere. La tipica sigaretta del pezzentone che però tira a darsi un tono, che facciano cagare non conta una mazza ma col pacchettone lungo e il filtro bianco ai carboni attivi…bhe insomma, almeno sei uno stronzo che galleggia in una vasca di piscia! Le bevande consumate al baretto gli avevano gonfiato la vescica e dato che l’alcool, come è risaputo, fa gas, anche il budello si era gonfiato a dovere, a farla breve doveva espellere il surplus d’aria immagazzinata ma soffrendo di colite temeva che al primo sbuffo deretanesco gli sfuggisse oltre all’agoniato peto anche del liquido fecale risultanza dei beveraggi di scarsa qualità e del misero pasteggio fatto di tramezzini gusto uovo, tonno e cipolline. Stringendo denti e ano, alzando un po la natica destra dal sedile,diede fiato alla tromba. Eccola là che partiva nell’aria la nube tossica, piccola Bhopal in formato monodose, ma quando tutto sembrava filare liscio gli scappò quel tanto di sciolta da umidificargli chiappe e mutanda. Non un disastro ma quel tanto di spurgo velenoso e acido che trapassa le mutande e fa il chiazzone verso il basso delle braghe. Pensò che tutto sommato nessuno lo avrebbe visto e quindi il danno era limitato al fastidio tra le chiappe e al discreto puzzo di merda che si sarebbe portato dietro fino al suo rientro a casa. Li di sicuro c’erano ancora i suoi vestiti, la sua biancheria e sua moglie non avrebbe potuto di certo negargli almeno un bidet, cribbio era anche suo quel bagno, anzi quei tre bagni! Prese il vialone che portava verso il quartiere residenziale dove al n° 18, immersa dietro una siepe di pseudolauro, adagiata su un simpatico giardino abbellito da alberi ornamentali stava la sua magione. Diede un po di gas portando il seicentino a quota 80 kilometri orari, velocità non consentita nei centri urbani, ignaro del fatto che da alcuni mesi il Comune in affanno con le entrate, nel zelante tentativo di far rispettare le norme del nuovo codice della strada, aveva istituito il servizio notturno della polizia urbana. Laser alla mano il vigile scelto Marisa Alibrandi coadiuvata dal vigile Marcello Filippini puntò il rilevatore verso quell’unico mezzo in arrivo notando sul display la velocità di Kms 83,5, velocità non consentita e passibile di multa di euro 250. Con un gesto del capo mise in moto il suo fedele partner il quale con posa marziale fece un passo in avanti sulla carreggiata esponendo la paletta, ambasciatrice di disgrazia per ogni guidatore. Gli sembrava impossibile, chi poteva sbucare da dietro quel tiglio con una paletta in mano, non era certo febbraio con il carnevale che impazzava, non certo la polstrada, li non c’era spazio per la macchina…….fu preso da sgomento mentre staccando il piede dall’acceleratore individuò i due scooter della municipale milizia. Marisa Alibrandi, vigile scelto classe 1963, si accostò al finestrino e lì incrociò il suo sguardo con il suo, la riconobbe subito, come un incubo in tre dimensioni rivide la sua vecchia compagna di classe, la Marisa detta Pastasciutta per il suo soprappeso, Marisa dal pianto facile che lui si era divertito mille volte a prendere in giro. Adesso Marisa stava lì, nella sua bella divisina bleau con i galloni gialli sulle spalline, sempre lievemente in soprappeso e lui era alla sua più completa mercè. Anche lei lo riconobbe, il drittone dello scientifico, uno dei fighetta che l’avevano umiliata per 5 lunghi anni di scuola. Aprì la portiera della macchina e scese e con lui, attaccato al culo con lo spago invisibile, il vento caldo generato dal buio anfratto sito tra i suoi glutei. “Ciao” provò a dire e per tutta risposta si sentì rispondere con un freddo “buonasera, patente e libretto per favore”. Marisa storse il naso, le sembrava che quella macchina fosse appena uscita da un’azienda agricola con il bagagliaio pieno di stallatico suino buono per la concimazione degli orti. “qui c’e’ il limite dei 50km orari, le devo elevare una sanzione, sono 250 euro, concilia?”
“Ma facevo i 55, via non mi vorrai fare la multa Marisa!” rispose con un fiato degno di un ubriacone capace di bersi pure il dopobarba per mantenersi la sbornia.
“ha bevuto per caso?” disse la Marisa
“chi io, io no, solo un birrino dopo cena!”
“Ummm, si direbbe che al bar che lei frequenta i birrini li servano in taniche da 25 litri, le devo fare la prova del palloncino!”
La nemesi era arrivata silente sotto forma di vigile, il boomerang era ritornato indietro e lui era lì nel bel mezzo della strada pronto a beccarselo nei denti.
Gli diedero il tubino con il palloncino e lui soffiò maledicendo il fatto di non essersi comperato un pacchetto di cicche, quelle forti al mentolo che se ne mangi cinque in un colpo per almeno venti minuti ti escono i ghiaccioli dalla bocca.
“tasso alcolico elevatissimo, mi sa che le devo ritirare la patente, conosce qualcuno che possa venire a prendere la macchina oppure avverto il carro attrezzi che la porti in deposito?”
“che cosa …la patente…il carro attrezzi…Marisa dai per favore ti prego, ho dei problemi, giuro che lascio ferma la macchina e la vengo a riprendere domani, questa sera torno da mia moglie, fammi un favore!”
Davvero triste, piagnucolava con gli occhi liquidi quasi a mani giunte ma di fronte aveva un pezzo di granito incastonato in un blocco di ghiaccio, niente da fare.
“Bene, allora chiamo il carro attrezzi, le sopendo la patente e le elevo la multa per eccesso di velocità.”
Rimase in silenzio mentre osservava la Marisona che con una Bic blu preparava il verbale con bella calligrafia. Prese il foglio del sequestro, lo piegò in quattro e se lo mise in tasca incamminandosi in quella notte sempre più buia.
Da dietro si senti dire “Buona notte Edoardo e buon riposo….se qualcuno ti darà un letto da dormirci sopra!”
Solo, umiliato, deriso e scacciato da tutti, che altro ancora!
Si mise in cammino a testa bassa come un bue al quale avessero messo un giogo troppo pesante con attaccato un aratro con cui solcare l’asfalto. Pensieri cupi di vendetta iniziarono ad accalcarsi nella sua testa, foschi desideri di rivincita, lui sarebbe tornato, si sarebbe risvegliato da quell’incubo e avrebbe fatto strage come l’angelo sterminatore delle piaghe bibliche. Doveva solo avere un po di pazienza, ormai il fondo lo aveva toccato per davvero e non aveva altra scelta che risalire e il primo gradino da affrontare era Gloria.
Si preparò mentalmente un discorso da farle con il cuore in mano, un discorso da uomo che sa di aver sbagliato ma che desidera redimersi, che vuole ritornare come un figliol prodigo al gregge che sulla retta via percorre gli anni della vita terrena nella consapevolezza che maggiore è il peccato tanto più profondo sarà il perdono. L’unica nota dolente era il bruciore che gli stava divorando l’interno delle chiappe, per il resto aveva ritrovato spirito. Si accese un’altra sigaretta guardando sconsolato il pacchetto stropicciato dove erano rimasti unicamente tre cilindretti di carta bianca con il loro contenuto della preziosa miscela di tabacchi virginia. Dopo dieci minuti era arrivato, la vide la sua bella casetta, oltre la siepe, oltre il giardino in rilievo su una piccola dunetta che gli era costato un bel andar e venir di camion di terra di riporto per conferirle quel suo aspetto tipico della casa di uno che sta un mezzo metro più in alto del volgo. Suonò al citofono con il cuore che gli batteva il sangue in gola aspettandosi che dallo scatolotto metallico lo raggiungesse la voce della sua amata mogliettina, ma niente. Tutto era spento, nessuna luce scivolava fuori dalla ampia vetrata del salotto, niente a testimoniare che lei fosse in casa. Pensò allora che fosse uscita con le sue amiche, in effetti il venerdì andava in palestra e magari poi era rimasta fuori a mangiare qualcosa con loro. Povera Gloria, sola, senza il braccio forte e confortevole di un uomo, sola nelle notti d’inverno quando voltandosi nel letto non trovava il suo caldo abbraccio, il rassicurante tono della sua voce. Gli si strinse il cuore. Rovistò nelle tasche fino a trovare il mazzo delle chiavi. Aprì il cancelletto e si immise nel vialetto che conduceva all’ingresso della casa. Guardò il giardino, perfetto, tagliato di fresco con l’acero siliquanda che faceva bello sfoggio di una chioma scura di foglioline color vinaccia, guardò il piccolo roseto a cespuglio, quelle rose candide che a Gloria piacevano tanto; trovare quella particolare varietà gli era costato un occhio sia di soldi che di tempo ma alla fine lo aveva rintracciato presso un noto vivaista di Pescia. Poi le due aiuole, meravigliose con l’impianto a goccia, con la pacciamatura giusta, il temporizzatore stava poco più in là pronto a dar vita a piccoli rigagnoli d’acqua che le mantenevano sempre fresche e dai colori vivaci. Tutto molto bello, tutto molto curato come le mani di una bella donna con gusti sofisticati. Aprì la porta di casa ed entrò. Accese le luci e rivide tutto quello che gli era stato negato per tutti quei mesi di purgatorio, la specchiera fine ottocento meravigliosamente contenuta nella cornice intarsiata a mano, comperata da un noto antiquario di Padova amico fraterno del babbo di Gloria, il mobiletto in stile povero, in puro massello di noce impreziosito da ninnoli di cristallo di Murano tanto cari alla sua dolce. Il pendolo a parete, bello massiccio con tutte le sue catene ottonate che sostenevano il peso degli ingranaggi di carico, perfetto nella sua riproduzione del quadrante Old British. Già dall’entrata si spandeva per tutti i locali quel fragrante profumo di essenza di bergamotto che purificava nella sua contenuta dolcezza. Passò poi in salotto per rimirare di nuovo il suo luogo preferito per l’agio. Il comodo divano in pelle bianca, il tappeto persiano Qsciam in seta morbida quanto un fazzoletto e le eleganti piantane in metallo anodizzato con coperture in vetro opacizzato dipinte a mano. Le porcellane in stile moderno sembravano sempre in precario equilibrio, opere uniche fatte da artisti contemporanei con impianti tradizionali, sapiente miscela di caolino quarzo e feldspato.
Ai piedi del tavolino centrale in acciaio tubolare con cristallo fumeè vide un paio di mocassini Tod’s color pastello, erano quelli che contenevano i piedini da cinesina della sua bella. Ad un lato dell’ambiente faceva bella mostra di se un Video al plasma della Waitec 40”, eccezionale per la sua definizione di immagine con un angolo visivo da 160°, assieme all’impianto dvd dolby sourraund era il suo orgoglio hi-teack. Si ricordò di quella volta che lei e lui avevano visto il film Titanic stretti l’una all’altro e avevano pianto al finale, poi nell’estasi dell’amore si erano uniti in una copula distesi sul morbido tappeto. Gli bruciava il cuore come se sopra gli avessero versato del vetriolo. Spense le luci e si sedette sul comodo divano assaporandone l’agio, chiuse un po gli occhi sperando di abbandonarsi. Odorava il profumo dell’ambiente riempiendosi i polmoni, vedeva la sua bella che si muoveva come su di un velo di ghiaccio secco sublimato, leggera come la visione di una dea. La immaginava sola ed affranta, chiusa nel suo dolore fatto di rimpianto ed orgoglio. Era quell’orgoglio che non gli permetteva di fare il primo passo verso di lui, verso la riconciliazione. Dolce Penelope ferita nei sentimenti, ma lui, novello eroe epico di ellenica memoria, era ritornato, in ginocchio ai suoi piedi per ridar vita a quel sopito fuoco che ancora ardeva nei loro cuori. Riaprì gli occhi, impelleva una doccia, doveva essere presentabile per il grande abbraccio del ritorno. Scese le scale verso il piano interrato della casa. Percorse un breve corridoio fino al bagno di servizio, quello che lui preferiva al ritorno dalle partite a tennis al club sportivo. Lo ritrovò nello stesso stato in cui lo aveva lasciato. Sulla mensola sotto la specchiera ancora la sua schiuma da barba al mentolo, il suo rasoio in bagno d’oro riposto nell’elegante astuccio drappato in damascato violaceo, i suoi profumi preferiti, fragranze che si era quasi dimenticato. Appena fuori dal bagno c’era una cassettiera con i suoi indumenti intimi e sportivi. Prese un paio di boxer Benetton verdi militare, t-shirt adidas, un paio di calzoni di una tuta della Lotto e una polo azzurrina della lacoste. Si rase a dovere, si deterse il volto con una leggera mousse vegetale e poi si improfumò come un adolescente alla sua prima uscita galante. Non si dimenticò di farsi una serie di profondi gargarismi con un collutorio agli estratti vegetali frutto della paziente ricerca di erboristi giapponesi, una boccetta costava quanto una bottiglia di Chateaux Margaux del ’58 ma rettificava il fiato come null’altro al mondo.
Era come se fosse rinato, partorito bello fresco, cancellato tutto, riportato alla vita. Si guardò allo specchio e si trovò bello, certo alle tempie i capelli gli si erano ingrigiti ma gli davano quell’aria decisa e saggia che un uomo nel mezzo della propria vita porta con orgoglio. Riprendeva stima di se, era a metà dell’opera insomma. Mentalmente iniziò a prepararsi il discorso………ineccepibile. Stava per accendersi una sigaretta ma pensò che il fumo avrebbe rovinato l’opera preziosa del collutorio. Si sedette lungo disteso sulla panca del salone che lo aveva visto mille volte anfitrione di serate tra amici. Fissava il soffitto con un sorriso beota stampato sulle labbra. Alzando l’avambraccio sinistro diede un’occhiata al suo Vetta del ’62 a movimento meccanico : 23.35, sentiva che l’ora si avvicinava e chiuse gli occhi preso da una sorta di beatitudine purpurea. Fù il suono metallico di un cancello e un vociare confuso che lo svegliarono dal suo limbo. Sempre il suo Vetta del ’62 a movimento meccanico l’aggiornò sull’orario: 02.28 ! Impossibilitato dal cacciare un bestemmione di stupore dalla sua educazione cattolica mormorò qualcosa di molto simile ad un blando “diavolo cane” o “diavolo pesce”, forse azzardò un duro “Porco Giuda!”. Preparando la sorpresa si tirò su di scatto e si nascose nel ripostiglio delle scope e delle scarpe attendendo che Gloria congedasse le sue amicizie per poi scoprirsi a lei come un angelo dell’annunciazione. Tirò la porta a soffietto e con una trepidazione infantile attese che lei rimanesse sola. Sfortunatamente quel momento non doveva arrivare. Sentì , da quel suo nascondiglio miserabile, la porta richiudersi ma non svanire il vociare a due. Una delle voci era della sua dolce metà ma l’altra? Sicuramente maschile, sicuramente riconoscibile, ma non voleva svelarsi ancora, gli sfuggiva, come rincorrere un’ombra nella nebbia. Erano lì appena oltre la sua postazione, nel salone dove solitamente ricevevano gli ospiti. La curiosità gli rodeva il cuore, perché alle due e mezzo della notte quella voce maschile aleggiava come un fantasma all’interno del suo sacrario, dentro il tempio dedicato a lui e alla sue vestale? Roso dalla curiosità, un misto di morbosità e acredine acida, tirò lievemente il soffietto della porta verso la sua sinistra in modo da ottenere una visuale striminzita sul salone. Le luci, regolabili, erano al minimo, un bagliore lattiginoso, vagamente giallastro, immergeva l’ambiente circostante in una sorta di atmosfera semiliquida, venusiana, quasi irreale. Irreale quanto quello che vide. Gloria era dritta davanti a sé, a meno di tre metri, bella ed altera, con i capelli camomilla che scendevano sulle spalle a ricoprire la camicetta rossa che le addolciva il busto fino a quel punto di stacco cromatico rappresentato da due mani maschili che le avviluppavano i fianchi. Ci sarebbero stati tutti i motivi per balzare fuori in un impeto di maschia gelosia ma una curiosità strisciante e meschina lo imprigionavano con il naso parato contro il soffietto e il manico dello scopettone che gli premeva sul culo messaggero foriero di disgrazie.
I due corpi, quello erano diventati, si spostarono lievemente sulla sua prospettiva permettendogli di inquadrarne chiaramente l’osmotica sensuale vicinanza dei loro volti. Gloria e Tambroni. Tambroni, l’amico che quella maledetta sera era con lui nel locale della lap dance, Tambroni, il brutto della compagnia, il miserabile figuro suo sottoposto, la chiavica umana da due soldi che gli aveva dato una dritta per il posto al bingo. Li vide scivolare verso terra, sul tappeto finemente lavorato, vide i loro corpi stringersi come due polipi in un crescendo sensuale. Sussurri e rantoli accompagnarono la discesa verso quel talamo di amore indegno e fedifrago. Perché sole tu non ti oscuri? Perché luna, pallida compagna di notti insonni, non ti spegni su tale delitto? Comune agli uomini è il bruciare, uno stato fisico che prevede l’annichilimento delle proprie carni interne, l’involucro rimane tale ma dentro i tessuti sublimano servi della fisica, addomesticati dalla termodinamica. Le loro bocche unite, le gambe di lei serrate sui fianchi di lui, quel sensuale groviglio corporeo che lasciava trasparire una passione oltre il sensuale, la posa volutamente inpudica, lasciva. Sotto la spinta delle acque gli argini iniziarono a sbriciolarsi in zolle sempre più grandi su ognuna delle quali c’era un pezzetto di lui. Seguì tutto l’amplesso con stupefatto interesse. Ma perché Gloria gemeva di piacere sotto la spinta del razzo mandato all’esplorazione del suo nascosto pianeta? Perché perfino la sua pelle sembrava brillare. Lampi di denso avorio polverizzato nell’aria, una nuova pomata all’estratto di carica ionica umana, clinicamente testata? No, evidentemente, non erano quelli i motivi.
Fù così che per uno stravagante fenomeno chimico-fisico si trasformò in una grande merda. La scena del crimine era perfetta: avidi d’amore, nel turbine della passione gli amanti venivan spiati dallo sgabuzzo delle scope dal “grande mucchia”, il mostruoso essere merdoso venuto dallo spazio! Inesorabile arrivò l’orgasmo, un vento caldo magmatico che gli abbrustolì il cervello in maniera definitiva. L’ipnotica apnea andò ben oltre il rivestirsi, l’accomiatarsi della coppia e lo spegnimento delle luci. Aprì il soffietto dello sgabuzzo e nella sua nuova forma semisolida arrancò fino ad una poltrona dove sprofondò inghiottito dai suoi foschi pensieri. Era davvero tutto finito, dissolto, perso. Riflettè sulla banalità della sua tragedia e gli spuntò un sorriso beffardo sulle labbra. Si avvicinò al mobiletto dei liquori e nel buio a tentoni raccolse una bottiglia. In ciabatte prese la via della porta, percorse il vialetto e dopo aver scavalcato il cancello si incamminò nel bordo finale della notte, lui e la sua bottiglia. Ci diede un’occhiata prima di dare una forte sorsata del liquore. Sfiga pure lì: era una bottiglia di Batida de Coco cimelio decennale che nel fondo del mobiletto dei liquori attendeva un grande evento come quello per essere giubilata. Cominciò a trangugiarne a sorsate sempre più grandi e nel giro di mezzora la bottiglia era vuota e il cervello spappolato. Con una sincera voglia di vomitare l’anima arrivò sul ponte che attraversava il canale in quella zona della città. Barcollando nel mezzo della strada decise per una pisciata. Ad onor del vero l’equilibrio che sorregge corpo e anima se ne era andato valige alla mano già da un pezzo e per pisciare si calò i pantaloni della tuta fino alle caviglie e poi preso da un istinto animale si denudò il petto. Lo spettacolo che si ritrovarono di fronte l’agente Puddu e l’agente scelto Lo Cascio li lasciò a bocca aperta. Che ci faceva uno tutto nudo con le ciabatte e un paio di braghe calate nel bel mezzo del ponte, completamente ubriaco o drogato, con le braccia stese al cielo e il pendaglione pisciante in azione? Lo caricarono senza tanta fatica sulla macchina e lo portarono di filato all’ospedale. Senza passare per il pronto soccorso si ritrovò a ricovero coatto nel reparto psichiatrico per evidente stato confusionale. Sulla denuncia per atti osceni c’era tutto il tempo. Si beccò una intramuscolare di valium da 20 cc, un clistere al caffè, un lavandone gastrico degno di essere fatto più a un capidoglio che a un cristiano e poi lo infilarono in una stanza in compagnia di un maniaco paranoico che la sera prima in un attacco delirante aveva dato fuoco al cane del vicino in quanto scambiatolo per il diavolo. Molte ore dopo riuscì a spalancare gli occhi al suo nuovo, inedito, meraviglioso mondo. Ebbe la netta sensazione che due bontemponi la sera prima avessero giocato una partita a freccette usando la sua testa come bersaglio. Poi passò al gusto e scoprì con suo grande stupore che la sua lingua era diventata di balsa e che dal pessimo gusto doveva essere stata infilata dentro il culo di un orso per almeno due ore. Ma furono il tatto e la vista a sconvolgerlo. Sentiva una mano nella sua, calda e sudaticcia e poi seguendo con lo sguardo l’avambraccio,poi il braccio, poi la spalla cadde nel liquido sguardo dell’occhio vigile del paranoico che lo fissava dubbioso. Che succedeva? Dove era? Chi era costui? “Ciao, io sono Ezio, tu sei il diavolo per caso?” Furono quelle le prime parole che il suo udito riuscì a percepire prima dell’urlo bestiale che gli uscì dalla gola inondando tutto il reparto e scatenando un concerto di urlacci da jungla ad opera degli altri allegri compagni di corsia. Il primo infermiere gli allungò un ceffone da incubo sulla bocca e il secondo gli fece l’ennesima pera di valium e poi tutto si fece di nuovo nero. Nel frattempo la notizia si era sparsa per la città. Nel naturale percorso di trasmissione orale del fatto la cosa si ingigantì a dismisura arrivando ad un parossismo inenarrabile. Alla povera Gloria, moglie inconsolata e inconsolabile, un’amica nel tardo pomeriggio disse che il suo ex marito era stato trovato nudo sul ponte mentre tentava di buttarsi di sotto. Sembrava pure che durante la notte avesse rubato una macchina e una ragazzina giurava che mentre rincasava un uomo nudo le era apparso davanti mentre si masturbava. Sembrava pure che in ospedale avessero accertato che era drogato pieno di eroina, cocaina, crack, benzedrina, metedrina, morfina, funghi allucinogeni, rospi psicadelici, bacche varie, etere e chissà quali altre sostanze. Sicuro era che fosse affetto da aids conclamato nonché da epatite c e tosse canina. Divenne il caso dell’anno, lo zimbello più spassoso dopo il noto caso verificatosi 25 anni prima del barbiere Brusoni che rincasando una sera aveva trovato la propria moglie a letto con un cavallo. Il giorno della sua dimissione dal reparto i carabinieri ebbero il buon gusto di caricarlo sulla loro macchina fino alla caserma dove gli venne notificata una denuncia per atti osceni in luogo pubblico e il foglio di via in quanto soggetto non gradito. Lo portarono alla stazione dei treni e lo caricarono sul primo locale per il capoluogo. Guardò per l’ultima volta la sua città passargli davanti mentre una leggera pioggia iniziava ad avvolgerla. Deglutì e respinse una lacrima sulle palpebre, sparendo all’orizzonte.
Lieto fine: A due anni da questo spiacevole fatto il nostro amico si è rifatto una vita.

lunedì, agosto 31, 2009

QUEZITO EXZISTENIALE N° 77.893


Stamane, mentre eseguivo una liposuzione al cane del vicino, sono stato raggiunto da un commovente messaggio cartaceo inviatomi da tale Ildebrando da Cantarana. Colpito dalla profondità dell'ominide in questione e dal suo dilemma esistenziale non ho potuto trattenermi da uno slancio umanitario. Posto con letizia consueta. "Carissimo Erre, stimato cavallerizzo, cultore dell'arte pre raffaelita, incisore sopraffino, conducador di masse nonchè abile piromane, chi ti scrive con il cuore spezzato è il sottoscrittoIldebrando, tuo umile nonché affezionato seguace. Tosto ti pongo il mio amaro quezito sperando in un tuo consiglio. La mia storia inizia 42 anni fa quando tra lo stupore dei paesani venni alla luce dal grembo di mia madre che per tutti era un uomo ma non per me. All'età di 21 anni mia madre mi portò a conoscenza di un doloroso segreto: ERO UN NANO! Ti posso assicurare che la notizia mi colse come fulmine a ciel sereno inducendo in me un profondo stato depressivo che tentai di curare dedicandomi anima e corpo allo studio della veterinaria applicata. Con spirito indomito e furente studio riuscii all'età di 37 anni a laurearmi con una tesi sulla colite spastica dei pachidermi la quale mi fruttò una menzione nella rubrica "forse non tutti sanno che..." della prestigiosa rivista scientifica LA SETTIMANA ENIGMISTICA. Nonostante le luci della ribalta, l'acclamazione nel mondo accademico in me rimaneva un doloroso cruccio: mi tiravo 70.000 seghe all'anno senza speranza di approcciare una donna. La dannazione si era impossessata di me. Ricordo ancora le centinaia di €uri dilapidati in annunci su riviste specializzate in scambio di coppia per trovarmi una adeguata collocazione sessuale. Ma alla fine tutto questo è sparito quando nella mia vita è apparsa WANDA, la donna che io amo. Purtroppo i genitori di lei, due nobili BANTU', non vedono di buon occhio la nostra relazione e siamo costretti a trovarci sotto mentite spoglie unicamente sui set di alcuni film porno di terza categoria. Sono stanco di codesta situazione e vorrei coronare il nostro sogno d'amore con un matrimonio benedetto dal Signore o almeno da alcune divinità della foresta. Ti prego mio paladino dammi lumi! Carissimo Ildebrando sono davvero commosso per quanto tu mi descrivi. Il mio occhio ricolmo di calde lacrime è il segno visibile della commozione che tu hai generato nel mio generoso cuore, pur tuttavia non ti posso mentire: non hai speranze! Tralascia WANDA e dedicati ai presepi ove potrai trovar pace e ristoro per la tua anima inquieta e a mal partito sposati una pecora. Ti prego inoltre di inviarmi l'indirizzo di WANDA in modo che io la possa consolare dalla futura grave perdita. Intanto addio mio caro...addio.

domenica, agosto 23, 2009

ADRIA D'ESTATE: SFILATA "PRET A PORTER"


Nella girandola di apprezzate iniziative per rallegrare l'estate degli etruschi d'oriente, particolare successo ha avuto venerdì scorso la prima sfilata di moda pret a porter per vecj mati. Nella splendida cornice della Piaseta del Polame hanno sfilato decine di modelle e modelli i quali indossavano i capi di varie collezioni autunno inverno dei più apprezzati atelier etruschi. Fittissima la partecipazione del competente pubblico tra cui una delegazione della casa di riposo di Tirana la quale da anni è gemellata con quella della capitale etrusca. "Go visto dei maravagliosi gabban in flanela e dele cotole davero 'leganti" ci dice la nota critica di moda Mariolina Ginulfi la quale scrive per il prestigioso periodico VECIAZZA GLAMUR 2000. Non è mancato pure l'intervento del Sindaco il quale ha sottolineato l'importanza della sfilata la quale vuole dare un segnale sia culturale che economico di rinnovamento etrusco. Inutile dire che alla fine della sfilata decine e decine di anziani si sono precipitati ad acquistare i capi presentati in passerella con profonda soddisfazione delle sartorie presenti. "Ho davvero fatto un buon bottino questa sera..." ci conferma Renato Badile..."...e pensare che volevo gettare questi vecchi capi dentro il cassone della Caritas!" La serata si è poi conclusa con uno spettacolo pirotecnico a sorpresa che ha causato 12 decessi tra il pubblico ma tutto in un clima di giocosa festività.

sabato, agosto 22, 2009

INATTESA VISITA!


Grande stupore ieri nella capitale etrusca d'oriente per l'inatteso arrivo della Dottoressa CINSIA CIEN del Dipartimento Buone Relazioni Culinarie tra la Cina e Adria. In concomitanza con il venerdì dei balocchi la prestigiosa diplomatica si è presentata alla novella amministrazione per avere maggiori e più approfondite notizie sulla polemica scaturita ultimamente sulla diffusione nel territorio etrusco di svariati "lodamari cinasi" e esercizi commerciali sprovvisti delle insegne in italiano i quali generano nelle plebi etrusche scompiglio e disorientamento. Tutto inizia con un accorato appello da parte di un noto rappresentante forzanuovista per il rispetto della lingua italiana e sulla intrinseca pericolosità per le genti della mancanza delle necessarie traduzioni negli esercizi cinasi. "Magari un cittadino entra in un botteghino cinaso per acquistare del patè d'oca e se ne esce con una saponetta, torna a casa e se ne ciba per poi finire in lettiga al monoblocco. Ecco; a chi chiedere i dovuti danni!?" tuona dalle colonne dei tabloid cittadini l'illustre nonché acuto politico. Il riverbero della notizia travalica le catene montuose, corre sulle onde dei mari e giunge fino a Pechino nell'ufficio della Dottoressa Cien la quale smette di dedicarsi al tombolo ed inforcata la propria bici graziella si fionda ad Adria. Data l'importanza della visita ho ritenuto opportuno mandare a raccogliere informazioni al baldo Pino Sbando il quale con spirito di servizio si è fiondato in centro città per un'intervista con la Dottoressa.
Pino Sbando: Cari amici ci troviamo fuori dal noto ristorante cinaso "Dragone volante" in attesa che la dottoressa Cinsia Cien finisca la sua lauta cena per poi concederci un'intervista...ma eccola che arriva ruttando e pulendosi la bocca dal cibo che si annida tra i denti con l'ausilio di una spada; la raggiungiamo. Stimata Dottoressa mi presento sono Pino Sbando di Antimateria-grigia spero che Ella vorrà rispondere ad alcune mie pressanti domande.
Cinsia Cien: ma certo caro il mio orrendo cane bianco!
P.S.: Dunque come lei ben sà alcuni giorni fa su un prestigioso giornale etrusco è sorta una polemica sugli esercizi commerciali e di ristorazione cinasi i quali vengono accusati di vendere oggetti pericolosi e senza autorizzazione e di servire cibi le cui caratteristiche organolettiche possono nuocere gravemente alla salute. Cosa ci può dire a tal proposito?
C.C.: Guardi sono solo illazioni, fumo negli occhi. Ho appena consumato un piatto n°34 (testa di delfino laccato in salsa di bambù") in questa topaia che il gestore ha l'ardire di definire ristorante e se non fosse per il fiato fecale che mi ha lasciato in bocca direi che ho mangiato benissimo e mi sento divinamente.
P.S.: Insomma lei ci garantisce che le cibarie proposte nei "lodamari cinasi" son degne della "guida Michelin ai cibi e sapori esotici!"
C.C.: Ma certo che si... mi scusi un attimo che mi piego sul quel tombino che debbo regattare un po di delfino, ne ho mangiato troppo!
P.S.: Complimenti per la sboccata Dottoressa ma torniamo a noi..... prenda un mentino intanto che formulo la domanda. Dunque, altro punto della querelle innescata dal noto politologo forzanuovista è la pericolosità, sotto un punto prettamente economico, dei rapporti commerciali tra la Repubblica Popolare Cinasa e la Capitale Etrusca d'Oriente. Vi si accusa di soffocare l'imprenditorialità locale con squallide operazioni di dumping commerciale e contraffazione dei prodotti tipici etruschi, vedi i "sugoli doc del delta! e le "spumiglie de vovi marsi". Come risponde a questa accusa?
C.C.: Guardi rigetto con forza questa accusa. Faccio notare che per la Repubblica Popolare Cinasa è di fondamentale importanza il rapporto commerciale ed economico con la Capitale Etrusca. Tanto per esser chiari noi da Adria importiamo tonnellate di siluri tipici del Canal Bianco ed esportiamo bastimenti di giocatori di video poker con grande soddisfazione per entrambe le economie. In una situazione di globalizzazione dei mercati è quantomeno fuori luogo riproporre teorie conservative di puro stampo mercantilistico..... senta mi procuri un fernet branca che c'ho un imbarazzo di stomaco da incubo e tra un po inizio a petare senza ritegno!
P.S.: Garcion, presto un fernet per sta giganta tout de suite!
C.C: Grazie Pino, già che ci sono volevo chiederti se il Doctor Erre è ancora senza morosa perchè io sarei un bel donnino e non mi dispiacerebbe come ometto!
P.S.: mi farò latore di questa proposta anche se le comunico che il mio principale è ormai in andropausa e passa il tempo a fare inutili origami ai giardini pubblici. Il tempo è tiranno e ora la devo lasciare, mi attende un'altra intervista con un maniaco paranoico che sta sparando dalla torre pizometrica sugli ignari passanti. La saluto.

sabato, agosto 15, 2009

Messaggio da parte di Lord Buozzi


Stamane, mentre terminavo l'installazione di una batteria anti aerea contro le zanzare nel giardino di casa mia, sono stato raggiunto da un messaggio da parte del carissimo amico Lord Buozzi attualmente in ferie in un'isola a cazzo nell'Egeo. Nel rallegrarmi nel saperlo in piena forma posto con letizia il suo messaggio.

"Carissimo Erre indomito nonché entusiasta cultore delle opere lignee del seicento, brillante giocatore di morra nonché eccelso lanciatore di giavellotto chi ti scrive con sincera amicizia è il tuo vecchio amico Lord Buozzi. Attualmente mi trovo in vacanza in una misteriosa isola dell'Egeo dove coltivo la mia vecchia passione dell'ubriacamento. Il clima è fantastico anche se le continue folate di vento caldissimo fanno ardere il mio gozzo in maniera spaventosa abbligandomi ad estenuanti sedute baresche per chetare l'inumana sete. La cosa che ti volevo far notare è l'imbarbarimento morale dei ggiovani che anche in questa remota landa si lasciano andare a comportamenti lascivi degni del tardo impero romano. Giusto ieri mi stavo recando dal vinaio per accapparrarmi una botte di vino rarissima quando passeggiando per la via ho incontrato due pulzelle le quali senza curarsi della decenza comune annodavano le proprie lingue insieme. Inutile dire che sono rimasto colpito da questo bizzarro comportamento. Dopo alcuni istanti di sbigottimento mi sono lestamente avvicinato alle due e con fare disinvolto ho inavvertitamente posato la mia mano sui glutei di una delle due monelle non certo per libidine ma per constatarne la consistenza e determinarne l'età. A quel punto la ggiovine si è voltata e dopo avermi malamente apostrofato mi ha assestato un ceffone che mi ha fatto traballare. Caro amico non esiste più rispetto per i vecchi sporcaccioni e a mio modesto avviso il mondo è destinato ad un'era di barbarie se lasciato in mano a codeste orde ggiovanili. Ora ti saluto, mi attende una china martini calda prima della passeggiata notturna sulla battigia.

Carissimo Lord Buozzi non posso che esternarti tutta la mia solidarietà ma i tempi cambiano e con loro anche le usanze delle genti. Ti consiglio anche di smetterla di andare davanti alle scuole magistrali vestito unicamente di un impermeabile perché potresti incappare in qualche genitore ipersensibile. Ciao.

domenica, agosto 09, 2009

FAZIONE ATTACCA: Prodotti Avitaminici


L'incendio
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Io e' il Ciocco eravamo cresciuti assieme, stesso palazzo, stesso asilo, stesse elementari, stesse medie e stesso biennio di superiori…poi stessa officina. Il fatto di essere sempre assieme ci aveva alla fine isolato dal resto degli altri ragazzi facendoci, al fine, chiedere perche' ci evitavano tutti come delle merde di cane ben visibili su un pavimento di marmo bianco. La risposta ci venne dopo alcuni reiterati tentativi di approccio con il gentil sesso: eravamo brutti e anche poco simpatici. Insomma la nostra accoppiata era come un ambo di numeri che mai nessuna ruota sarebbe stata in grado di esporre. Nel nostro simbiotico rapporto amicale ci eravamo scordati di coltivare la sana abitudine umana dei rapporti sociali rendendoci avvezzi unicamente ai nostri hobby. Dopo lunghi e tormentosi ragionamenti filosofici avevamo deciso di abbandonare definitivamente la scalata al regno immacolato della socialità umana, del resto la società contemporanea ci offriva palliativi e placebo sicuramente atti a soddisfare i nostri bisogni sia interiori, intellettuali e perche' no anche fisiologici. Eravamo due statue di cera, eravamo scorbutici, eravamo brutti e magari puzzavamo…ma chi, ditemi, chi non lo e' in fondo all'anima? Insomma il nostro lavoretto settimanale ci permetteva la soluzione ed il soddisfacimento dei nostri trastulli di fine settimana, ma oltre a quelli ci eravamo pure ingegnato un simpatico post- lavoro per pagare la nostra barchetta per la pesca. Il commercio secondario, questo bel polmone, ci aveva reso autosufficienti, pescatori fatti con natante in proprio. Il lavoretto consisteva nella dura e perigliosa opera di smaltimento di batterie esauste e oli bruciati. Insomma un lavoro che nessuno amava e che ai proprietari di officine costava più del giusto. In tempi di libero mercato, di globalizzazione, di incontro tra domanda ed offerta noi avevamo trovato la nostra nicchia di sopravvivenza. Le batterie finivano al fiume, cazzo con tutti i veleni che ci stavano già di suo che cazzo avrebbe voluto dire un mezzo litro di acido solforico in più? Per gli oli tutto nella fogna, ale' un mezzo quintale qua e un altro mezzo là. Nel giro di un anno avevamo dato degna sepoltura a qualcosa come duemila batterie e la rete fognaria s'era bevuta qualcosa come tremila litri di liquidame denso e nero. Gesù va pur detto che il lavora aveva i suoi rischi ma la barca s'era pagata in un batter d'occhio. Alla pesca si usciva il giovedi' notte, notte propizia per la pesca di tutto. I metodi erano quelli più proficui e meno noiosi, reti irregolari, elettricità e nelle notti estive con temporali bussolotti carichi di carburo che dopo il botto rendevano alla superficie il pescato. La pesca e' uno sport che rilassa, rende l'uomo sereno e le pance satolle. Quel giovedì eravamo davvero carichi, dopo un paio d'ore al bar a bere birre ci eravamo messi in moto verso l'attracco del nostro supremo natante usufruendo della macchina del Ciocco, una bella 128 di proprietà del nonno del sopra citato. Il vegliardo ormai stava steso da tre anni su di un letto con tanto di catetere e bacinella per le repentine evacuazioni dato che un ictus tremendo gli aveva tolto l'energia elettrica da tre quarti del corpo. Gli si muoveva solo un occhio e l'unica parola che riusciva a dire era "merda". Il Ciocco, che in fondo era un bel sensibilone, si era subito affrettato a dar la sua più completa disposizione al mantenimento del mezzo pagando tanto di bollo e assicurazione. Quella era diventata la nostra utilitaria di servizio. Raccolte le canne, le esche ed il materiale da sollazzo ci mettemmo in strada accompagnati dal bel canto degli AC/DC a manetta. Si era preventivata pure una pompa con la negretta che pascolava sulla statale ma eravamo in netto ritardo e non ci sembrava il caso di perder tempo prezioso con una troia nera per giunta. Insomma filavamo tranquilli verso il pontile sull’argine di destra del fiume quando davanti a noi si parò il destino sotto forma di apecar verde cilindrata 125. Quell’ape era del Rognoni, il vecchio frocio merdoso che abitava nella casupola appena fuori dal comune. Lo stronzo lo aveva parcheggiato nel bel mezzo della carreggiata di traverso e neppure una motoretta da invalido ci poteva passare. Il Ciocco, sacramentando come uno scaricatore, piantò il piede sul freno e il 128 mai domo iniziò una sbandata sulla sinistra ma il signore ci era amico e ci fermammo a meno di mezzo metro dal trabiccolo lamierato. “Rognoni figlio di puttana, ‘fanculo frocio di mmmerda dove cazzo stai?” si mise ad urlare il Ciocco. Le tre Dreher da 0,5 gli avevano impastato la bocca ma la mente quella era ancora in grado di reagire. Il Rognoni apparve dal lato della strada da dietro un cespuglio. Un bisogno fisiologico gli aveva interrotto il viaggio di ritorno al suo baracco in stile tardo decadentismo post-industriale. Si stava tirando su la patta dei calzoni e alcune macchie di urina stavano ad indicare che la sua minzione era stata bruscamente interrotta. Aveva il volto rubizzo e l’occhio navigato da trita bottiglie. Con la voce impastata ci disse “Ciao ragazzi, scusate, scusate!! Ma c’avevo la piscia che mi saltava fuori dall’uccello!”. Il Rognoni ci conosceva bene, più di qualche volta al cinema si era intrufolato dietro le nostre poltrone come un avvoltoio in attesa che uno di noi si alzasse per andare al cesso. Come un lupo affamato allora ci seguiva. La proposta era sempre quella: un 5.000 per vedere la brenna, un 10.000 per una toccatine. Devo pur ammettere che in periodi di borsa decrescente ed evidente recessione economica avevamo accettato dei 5.000 e anche dei fogli da 10 ma dio c’era testimone trovavamo quel vecchio un vero abbruttito e degenerato. Io personalmente lo avrei bastonato di brutto tutte le volte e gli avrei fregato pure il cuoio con i soldi dentro, un’opera di giustizia credo, ma il Ciocco si divertiva a vederlo con gli occhi fuori dalla testa in attesa che gli si svelasse l’attrezzo davanti agli occhi. Appena lo vide spuntare da dietro il cespuglio al Ciocco brillarono gli occhi. Ci vidi un lampo mefistofelico, diabolico, da vero demone. Io ero un letterato, avevo letto tutto Stephen Kink e Lovercraft, visto i film di Dario Argento e ben sapevo cosa era uno sguardo mefistofelico. Mi piaceva quel “sguardo mefistofelico” suonava bello….gotico. Come dicevo il Rognoni era in preda alla “fiaschite” ebbro di vino e altre porcherie da due soldi bevute senza risparmio in qualche bettola da ubriaconi putrescenti. Nonostante la sbronza che gli filtrava fuori dai pori della pelle come una luce dal fondo della fogna, il vecchio baldraccone era sempre in argomento: il dio cazzo serpeggiava dentro quel gomitolo di merda che era il suo cervello. Il Ciocco si voltò e mi disse piano piano: “ Oh oh guarda guarda Mirko chi c’e’ il Sindaco Rognoni….soldini in cassa questa sera!!!”Rimasi perplesso ma devo dire che l’idea mi faceva anche ridere, era un sacco che non spillavamo soldi al vecchio baluba. “Ragazzi, ragazzi miei cari ragazzi che dite di arrivare fino a casa mia vi offro un liquorino…eh che dite!!” disse la fogna umana. Rimasi a fissarlo in faccia a guardare quella bocca informe e impastata, quella faccia consumata e ricoperta da sudore e grasso, quegli occhi da porco schifoso. “Perche’ no…fa freddo dai Rognoni che magari ti faccio vedere il tubo” disse il Ciocco prima ancora che io riuscissi ad aprir bocca. Ero perplesso, ma mi dicevo dentro di me che manco per un milione gli avrei fatto toccare l’uccello, mi avrebbe attaccato chissà quale serie infinita di tumori quella merda là, se era davvero in vena di far soldi il Ciocco ci avrebbe messo del suo, io mi sarei sgollato un grappino e poi fumato una sigaretta, che cazzo!!. Montammo in macchina e precedemmo il bicocca verde del vecchio presso la sua imperiale magione. Dio Cristiano una topaia da incubo, pezzi di lamiera e galline che scorazzavano davanti l’uscio. Il Rognoni arrivò traballante e pieno di voglie dopo poco. A piede malfermo si avvicinò a noi battendoci le mani sulle spalle, a me gli venne pure la voglia di toccarmi il culo, lo lasciai fare, non volevo cacciar grane. Puzzava di scoreggia marcia, vino e tabacco da quattro soldi. Entrammo e ci si parò davanti agli occhi il suo antro. Una specie di salotto lurido, un vermaio dove un puzzo di sperma secco e vomito aleggiava come una nebbia infernale eterna. “allora che dite, dai beviamo qualcosa e poi vi faccio vedere un bel filmino ehh!!!” “dai porcello fuori il film e l’amarena” Al vegliardo brillarono gli occhi. Dalla sua cineteca tirò fuori uno dei suoi pezzi forti. Un filmino olandese da incubo. In una vecchia fattoria tre uomini nudi fottevano una donna talmente fatiscente che nemmeno se mi fosse presa la lebbra mi sarei fatto. I tre la sbattevano come uno straccio pieno di polvere, poi si misero a fottere fra loro e tocco finale dalla vecchia stalla nella vecchia fattoria tirano fuori un maiale e alla donna gli fanno toccare l’attrezzo suinesco. “ “Porca di una puttana ma fa schifo al cazzo stà roba, dico vecchio pazzo ma dove la trovi?” mi venne da dire. “Amici, me le danno i miei amici”. Provai ad immaginarmi i suoi amici, me li vedevo saltar fuori da una pozza di fango il cui fondo si adagiava al buco del culo dell’inferno. Gente con due teste mezzi cani mezzi draghi. Porca di una troia che macellame. Il Ciocco era a bocca aperta e il vecchio bavoso aveva allungato la mano. Vidi la faccia del Ciocco trasformarsi da una maschera di stupore a il volto di un quadro astratto fatto di fulmini gialli che saltavano fuori dalla tela. Il vecchio spurgo rimase fermo un attimo capendo l’entità della cazziata marziale che aveva commesso, al Ciocco scoppiò un temporale in testa e spinse via il fagotto di carne ammuffita con un urlo. “Vecchia cotica di merda, porco schifoso non ti azzardare a mettermi le mani addosso, io ti ammazzo!!” Ero indeciso se pensare se si trattasse di una bella pantomima per spillare qualcosa di cartaceo a valore corrente pagabile al portatore allo spurgo oppure se al Ciocco non fossero risaltate fuori delle reminiscenze da crociato protettore della morale, nel dubbio mi ero alzato dal comodo divanetto e mentre infuriava la tempesta d’offese e spinte mi misi a gironzolare per la bicocca del pederasta in cerca di souvenir per la serata. Mi spostai in cucina e aprii il frigo…macchè zero di zero solo vinaccio di bassa qualità e mezzo pollo lesso,doveva essere la dieta che contribuiva al declino morale di quell’uomo pensai. Intanto il trambusto iniziava a farsi un po troppo pesante e decisi di ritornare sulla scena della diatriba. Eccoli là, il Ciocco paonazzo che riempie di calci sullo stomaco il Rognoni piegato in due come un volantino del supermercato infilato nella cassetta della posta. “Hoi Ciocco datti na calmata o lo stronchi questo vecchio polmone, si va dritti all’inferno per questo, peccato mortalissimo!”. Ma niente, l’occhio assassino del Ciocco non si spostò neppure per un attimo dal suo bersaglio. Cazzo si faceva bruttina la storia. “Basta, basta, vi denuncio, vi faccio finire in galera bracconieri, ladri, bastardi figli di troie” aveva iniziato a piagnucolare il rottame dal tappeto stile persiano. Ci fu un attimo di pausa, ma era solo la calma prima della tempesta perché ormai il Ciocco era in preda ad una possessione voodoo poi alla fine prese in mano il televisore che proiettava l’immagine di un culone aperto e dopo averlo sollevato lo fracassò sulla testa del vecchio. Cristo d’un Dio, fece un crac seguito da fumanelle mentre il corpo del Rognoni si dibatteva come un pupazzo…poi niente. Sentivo il respiro del Ciocco riempire la stanza, lì fermo impalato, con il boccalone aperto a prender mosche. In piedi come un gladiatore che dopo aver fatto a pezzi l’avversario rimane intontito dal sangue e dalla fatica. Qualcosa di epico! Mi accesi una sigaretta ingollando un po di birra da una lattina che si era salvata dalla lotta, mi si era seccata la gola e non posso nascondere che una leggera strizza iniziava a contrarmi il culo. Mazza, avevamo o meglio il Ciocco aveva accoppato il Rognoni, mica che fosse stata una gran perdita ma poteva significare la fine delle nostre imprese commerciali. Proprio adesso che si pensava di cambiare vita, proprio adesso che magari si stava facendo avanti l’idea di una ragazza, di un lavoro serio, una casa, una famiglia. Due vite interrotte, rovinate da un incontro con il fato assassino. No, non mi andava la storia. Intanto il Ciocco si era ripreso, lo avevo sempre detto “Ciocco te ti fai pigliare dal nervo un po troppo, come quando si va alla pesca, c’hai troppa fretta e poi combini il casino.” Era come un bamboccione senza controllo a cui avessero tolto l’energia, piegato sulle ginocchia rimaneva seduto sulla poltrona sporca di birra sangue e sbroda ammuffita del vecchio guardandone il corpo senza vita come si guarda un gatto morto stecchito sul ciglio di una strada. “adesso che si fa? dobbiamo scappare Mirko, dobbiamo darcela a gambe cazzo!”. Ecco che non ragionava più, c’erano tracce e impronte nostre su ogni dove dentro quella topaia e magari qualcuno aveva visto la nostra macchina in precedenza sulla strada, ci voleva freddezza, intelligenza e calma. Il tutto si era svolto in nemmeno 30 minuti, che sono trenta minuti, magari un cazzo sbilenco con il suo fighino mentre si imboscavano nella boscaglia avevano sentito o visto il nostro macchinino scendere per la strada, ma erano solo trenta minuti. Mi guardai un attimo in giro, dove stava il punto debole di quella casa? La cucina: riscaldamento a gas, bombola di propano…ottimo. Decisi per un breve sopralluogo in esterno, speravo di trovare la bombola di riserva, questo vecchio sporcaccione era troppo pigro per averne una sola alla volta. Come previsto trovai la bombola, anzi le bombole nel retro della casa. Ottimo i pezzi iniziavano ad incastrarsi come volevo io. Il riscaldamento: elettrico, che puzzone schifoso, manco una stufa a kerosene! Dissi al Ciocco di non fare lo smemorato di Cologno e di smuoversi un attimino che si andava di fretta per salvare il nostro beneamato culo da quell’inghippo in cui la sua poca padronanza di nervi ci aveva buttai. “Cazzo Ciocco dai togli il televisore dalla testa del Rognoni e rimettilo sul suo tavolino e poi porta il corpo qui, mettilo seduto sulla poltrona. Mi raccomado girala verso la porta della cucina.” Detto fatto, il mio amico Golem forte della sua bruta ed innata energia si era messo in moto. Ci voleva un tocco di grazia. Corsi in cucina e con uno straccio presi in bottiglione del vinaccio dal frigo. “Bona lè! Si brinda , dai Ciocco senza esagerare aprigli il boccalone alla carcassa” “Ma che cazzo vuoi fare? Sei andato giù di matto Mirko?”. Perché mi sono sempre chiesto, perché le persone fragili di nervi e con l’intelligenza corta devono sempre fare domande o chiedere chiarimenti ai geni! Che cazzo! “Non fare domande cretine dai aprigli quella fogna che lo riempiamo di buon Trebbiano doc, almeno che voli in cielo bello carico. Il ciocco gli apri la bocca e con un dito tenne aperta la gola in modo che il vinaccio si infilasse giù dentro il sacco stomacale della carogna che già puzzava di putrefazione. Ecco era tutto pronto. Era tempo di preparare la bomba. Entrai in cucina , presi un bricco e lo riempii di acqua e poi lo misi sul fuoco, nel mentre allentai un po la gomma della bombola e li vicino ci appostai l’altra. Poi in salotto e accesi la stufa elettrica. Rientrai in cucina e con un soffio spensi la fiamma del bricco. Era tutto pronto. “Bona Ciocco si smamma!” Salimmo sul vetturino e a fari spenti iniziammo un ritorno non tanto spedito, sarebbe stato fatale uno sbarro lì nel buio a uno sputo di metri dal luogo del futuro lancio nello spazio del novello cosmonauta Rognoni Egidio. Nel mentre il gas aveva invaso la cucina e poi si era insinuato in salotto, veloce e silenzioso come un serpente il gas aveva raggiunto le resistenze arrossate della stufetta elettrica e le molecole avevano iniziato ad interagire sempre più veloci in un fascio di fuoco, poi l’esplosione e poi la seconda, terribile, un botto cosmico. Nell’oscurità vedemmo una fiammata innalzarsi verso il cielo. “Cristo, diritto sulla luna, Vai Rognoni fatti onore!!!” Nell’oscurità vedemmo apparire di lontano i fanali di una macchina, facemmo un po di retro per osservare il primo incredulo visitatore. Erano due coppiette di sbarbatelli con il vetturone del babbo a prestito, adesso avevano materiale da raccontare per settimane ai loro confratelli di discoteca. Nel mentre noi due prendemmo una stradina che portava a ritroso sulla statale lungo il boschetto. Arrivammo giusti giusti mentre uno dei pisquani chiamava il 113. Dio che meraviglia avevamo un alibi anche per quello. Quattro fresconi eccitati dalle fiamme che ci avevano visti arrivare dritti dritti dalla parte opposta al lancio spaziale. I primi ad arrivare furono i poliziotti con un ritardo netto di 25 minuti dal lancio, ormai il secondo stadio del vettore si era sganciato negli spazi siderali e l’animaccia del Rognoni veleggiava in assenza di gravità nei freddi siderali. I pompieri arrivarno con 40 minuti di ritardo. Uno scandalo se permettete cazzo!! Era davvero troppo tardi, eccolo là il Rognoni immerso negli anelli di Saturno, grazie alla spinta gravitazionale del pianeta avrebbe adoperato l’effetto fionda per uscire definitivamente dal sistema solare. Amen! Le ore passavano, si era fatto chiaro e il capannello di curiosi stava scemando. Decidemmo per il rientro, la nottata era stata lunga e perigliosa e non si era pescato niente. Tempo perso per il cazzo.
Il giorno dopo andammo in commissariato a dire la nostra, che poi era un meno di zero. “Si noi siamo arrivati lì e abbiamo visto il mercedes bianco fermo…e il fuoco……no non so come sia stato….no…non ho sentito lo scoppio, ascoltavo la radio….si faceva un giro….si credo di si…sa, noi siamo gente che lavora di giorno….la pesca…ma non ce la siamo sentita di andarci eravamo impressionati…si ecco la licenza.” Bene grazie e arrivederci! Il Ciocco fece lo scimmiotto e questo gli veniva da Dio, che volere di più dalla vita…uno stracazzo di Lucano magari?
Al bar non si parlava d’altro, del vecchio porco che si era fatto saltare in aria a casa magari perché aveva bevuto…quel vecchio maiale. I capitan coraggio saltavano fuori come funghi. “se lo meritava, gli avrei spaccato le ossa se solo lo vedevo girare intorno alla mia ragazza” “Poco ci mancava che un giorno gli sparassi col fucile da caccia…a quel porco guardone…se l’he meritata!”. Eccoli là come un branco di iene addosso alla carogna frolla che imputridisce, belli tronfi, ma che vergogna. “Ma in fin dei conti era un povero disgraziato, senza famiglia, senza niente, faceva più pena che schifo!” mi intromisi. “Che ne sai te Mirko di quello, mica c’hai na figlia o na ragazza…sempre chiuso dentro quell’officina, che cazzo ne sai!” Giusto che cazzo ne potevo sapere io. Intanto i giorni passarono e si venne a sapere che del Rognoni se ne erano trovati dei brandelli qua e là mezzi carbonizzati e se non fosse stato per un pezzo di faccia abbrustolita con quattro denti attaccati manco si sarebbe potuto dire che quel poco che rimaneva di ciccia carbonizzata fosse stata la sua. Poi saltò fuori che avevano trovato un pezzo di panza con mezzo stomaco assalito da vermi e che le analisi davano quasi per certo che si era sgollato molto alcool il buon Rognoni. La solitudine fa questi effetti, uno beve, beve si dimentica il bricco e la bombola di ricambio in casa, s’addormenta e si ritrova proiettato al centro del sole come uno stronzo a spasso nello spazio. Tutto molto triste. Il tempo ha sanato queste ferite, tutto è ritornato normale. Io mi sono trovato una fidanzata con i fiocchi, si chiama Emanuela ed è una topina davvero bella. Suo babbo ha un supermercato e gli piacerebbe che lavorassi con lui. In effetti l’officina mi ha un po rotto le palle e devo davvero mettermi in ordine per una vita decente. Dimenticavo, il povero Ciocco l’anno dopo il fatto s’era comperato una moto davvero tosta, peccato fosse un po duro come pilota e ha reso l’anima su un tiglio al km 36 della statale 28. Pace all’anima sua, se avrò un figlio lo chiamerò Maurizio, in sua memoria.

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Il Pacco 4.444


Il radio giornale delle 19.30 inizia la sua litania di notizie sempre uguali, non ho alcuna voglia di ascoltarlo e pigio il tasto di ricerca sul display della radio digitale mentre innesto la quinta e mi assaporo la spinta del motore fluido e potente di questa BMW serie sette.
Guardando fuori dal finestrino vedo il sole che inizia a stemprarsi in rossi sempre più densi mentre nella sua parabola discendente corre verso l’orizzonte di questa bella campagna.
Davvero questa macchina è fantastica, anche se fuori è agosto e il caldo umido fa appiccicare la camicia alla pelle qui con la regolazione della temperatura sono fresco e asciutto. Sento appena la lieve effusione del profumo Versace che lentamente dal mio petto evapora. Mi guardo allo specchietto per incontrare una sezione del mio volto che mi rimanda subito la certezza che sono in ordine. Viso curato, la barba appena fatta, una abbronzatura perfetta che conferisce al mio sguardo qualcosa di ferino, decisamente maschio. Devono essere le mie iridi di questo marrone talmente fondo da confondersi quasi con il nero della pupilla che mi fanno piacere, che mi rendono piacere nel guardarmi. Lo ammetto mi curo, ho rispetto del mio corpo e lo nutro a dovere, lo esercito ad essere sempre pronto, flessibile, vigoroso, bello al vedersi. Odio chi si ingigantisce sotto lo sforzo inutile di estenuanti sedute di palestra, una fatica superflua per fare risaltare una muscolatura che rende goffi, fa dell’uomo un pupazzo, una macchietta per commenti risibili da donnette al mercato. Io ho bicipiti proporzionati al mio peso forma, quadricipiti scolpiti lievemente solcati da vene scure che conferiscono loro la tensione controllata del corpo atletico ma non culturista. Questione di stile, questione di rispetto di se stessi. Guardo le mani poggiate al volante, curate anch’esse, con le unghie tagliate e limate. Sul medio della mano destra noto il leggero pallore della pelle dove la fede nuziale che solitamente porto lascia il suo lieve segno. Ogni volta che sono al lavoro la tolgo, un gesto riflesso credo. Prima di iniziare la ripongo dentro una piccola custodia d’argento che tengo nella tasca interna della giacca o del paltò nei mesi invernali. Non mi piace l’idea di commistione tra famiglia e lavoro, sono due cose distinte, separate che non hanno nulla in comune. Professionismo anche nel dettaglio. La radio non fa altro che trasmettere musica da discoteca o fiacchi motivetti che periodicamente come tormentoni ineludibili trasmigrano da una stazione all’altra. Le case discografiche, le emittenti televisive musicali devono spendere un bel po di quattrini per foraggiare il loro marketing spingendo i loro autori sull’emittenza locale o piazzandoli in qualsivoglia programmucolo televisivo. Penso che siano in fondo delle risorse mal gestite, dovrebbero puntare sulla qualità, incoraggiare degli autori con idee nuove…un po di coraggio e invece nulla. Spengo la radio e inserisco un cd. Mina i classici. Adoro questa sua voce, splendida, raffinata, tagliente e calda. Forse e meglio che rallenti non vorrei incappare in una pattuglia della Polstrada, diventerebbe imbarazzante essere fermato e poi essere costretto a dar spiegazioni del pacco nel bagagliaio. Magari lo potevo mettere nel sedile posteriore ma sono sicuro si sarebbe notato troppo. Porto l’andatura sotto i 130, non cambia poi molto sulla tabella di marcia anzi a ben pensarci sono in netto anticipo. Prendo il cellulare e chiamo Sara mia moglie. Il telefono trilla un po poi sento la sua voce rispondermi.
“ciao, sono io, siete già tornate dalla piscina?”
“Ciao Massimo, si siamo già a casa, Luisa è fuori in giardino, sta organizzando il party per le sue bambole, non ne vuole sapere di salire a farsi la doccia…figlia testarda sai! Deve aver preso da te.”
Sorrido immaginandomi la mia “piccinina” intenta a disporre tavolinetti di plastica per il piccolo party lillipuziano per le sue bambole.
“Massimo credi di esser a casa per cena?”
“Mi sa tanto di no Sara, sono ancora molto indietro e devo ancora vedere l’ultimo cliente, una seccatura, penso che andrà un po per le lunghe. Non aspettatemi, cenate, quando arrivo io me la cavo da solo, lo sai che sono un cuoco provetto!”
La sento sorridere e mi immagino quel suo largo sorriso che le conferisce quell’espressione unica. La mia Sara, otto anni di matrimonio e mi sento ancora innamorato di lei come quando ci siamo conosciuti il primo anno di università.
“Ok signor cuoco noi mangiamo i ravioli della nonna tu arrangiati con la solita scatoletta di tonno; non è il piatto che ti riesce meglio?”
“Esatto…esatto…ciao ci vediamo dopo…bacio!”
Spengo e ritorno a concentrarmi sulla strada. Mi viene da pensare a mia figlia, tra un mesetto e mezzo farà la seconda elementare. Spero che non si trovi ad aver a che fare con le stesse stronze maestre dell’anno scorso. Mi viene in mente quando un pomeriggio rincasando l’ho trovata col visino affranto perché una delle galline le aveva rifilato uno schiaffo. Il giorno dopo sono corso alla scuola per parlare col direttore. Ho fatto una raccomandata al distretto scolastico e una denuncia alla polizia. Quella stronza isterica l’ho fatta mettere in riga dal mattino alla sera. D’accordo, ho ritirato la denuncia ma ho preteso scuse formali e l’assicurazione che mia figlia non avrebbe mai più avuto a che fare con povere malate come quella. Picchiare mia figlia per una sciocchezza poi. Da non credere. Mi bolle il sangue a pensarci. Passano un po di chilometri e il cell trilla. Attivo il viva voce.
“Si pronto.”
“Dove sei?”
“Ciao…diciamo in dirittura d’arrivo, passo Ferrara Sud poi prendo la strada dei lidi….diciamo 50 minuti circa, traffico permettendo.”
“Ummh…e il pacco come è messo?”
“Sta nel portabagagli, come la volta scorsa, stesso procedimento, credo che buche a parte non si sia rotto nulla…almeno credo…e poi dai di che ti preoccupi!”
il cell tace per un attimo poi risento la sua voce:
“Si si il trasporto non mi preoccupa più di tanto ma è il caldo…sai non vorrei…diciamo non vorrei che si deteriorasse.”
“Vabbè, fammi trovare una piazzola e poi ci do un’occhiata…va bene così…ti tranquillizza?”
“Ecco bravo..si fai così..se tutto è a posto non richiamarmi…ti aspetto qui,,,intanto preparo qualcosa.. ok?”
“Ci vediamo lì più tardi…ciao.”
Chiudo il cell e lo spengo, per questa sera basta telefonate, devo prepararmi, il lavoro è lavoro nulla và fatto a metà altrimenti sulla piazza mi rovino il nome e se succede sono fuori definitivamente. Credo di aver almeno altre tre quattro anni buoni di attività poi giuro che mi ritiro. Non è il rischio che mi fa dire questo ma l’età e poi la tensione nervosa che con l’andare del tempo aumenta…potrei rischiare di ritrovarmi il lavoro che invade la mia vita personale e sarebbe un disastro. Penso che il mutuo per la casa ci terrà stretti per un altro paio d’anni poi anche quello mollerà. L’attività di Sara va bene e io potrei tranquillamente piantarla con tutte queste trasferte e riprendere la mia attività di fotografo, in fin dei conti tutto è partito da lì e mi sembra giusto che lì debba ritornare. La segnaletica indica un grill a 2500 metri, rallento la corsa, decido di fermarmi per una spremuta, ho la gola secca e poi così prima del rientro in corsia potrò dare un’occhiata al bagagliaio tanto per accertarmi se il pacco è a posto. Parcheggio la macchia e mi incammino verso il grill. All’interno la solita umanità varia e i volti indifferenti della cassiera e dei baristi. Ordino la mia spremuta mentre mi perdo con lo sguardo sui panini esposti. Appena fuori trovo il tempo di fumarmi una sigaretta. Cerco di stare basso con questo vizio, al massimo cinque sigarette al giorno. Prima o poi la devo smettere ma se consideriamo che prima ne fumavo almeno un pacchetto al giorno posso dire che sono sulla buona strada.
Salgo in macchina e riparto ma prima di uscire dall’area di servizio accosto un attimo e passo a controllare il pacco. Apro il bagagliaio e lo vedo. Avvolto nel domopack con le caviglie e i polsi legati da nastro isolante nero il tizio sta coricato con le ginocchia ripiegate sul petto e le braccia dietro la schiena. Una sorta di incaprettamento senza il lacciolo che corre dalle caviglie al collo. Alla bocca ha un boccaglio rosso legato dietro la nuca e riavvolto con dell’altro domopack. Lo guardo bene, non mi sembra messo male più del dovuto. E’ sudato d’accordo e mi pare pure che si sia pisciato sotto ma non cose gravi. Lo fisso negli occhi per un attimo. Ha quello sguardo perso da bambino frignante messo in castigo nella camera buia. Credo che voglia dirmi qualcosa ma me ne disinteresso, gli soffio contro le ultime boccate di fumo azzurrino tanto per farlo tossire un po e poi riabbasso il portellone. Devo dire la verità: le prime volte, quando ho iniziato intendo, certe situazioni mi imbarazzavano, provavo un senso di pietà per alcuni soggetti, o meglio oggetti, del mio lavoro ma con il tempo questa inquietudine si è andata smorzando, una sorta di adattamento emotivo. In fin dei conti è il lavoro, il contratto lo prevede, niente di personale insomma. Riaccendo la radio, regolo la temperatura dell’abitacolo e riprendo la strada. Quando arrivo a Ferrara esco dall’autostrada e imbocco la statale per i lidi. Percorro velocemente questo tratto con il sole alle spalle che spande la sua luce sempre più ammorbidita. Per arrivare sul posto devo percorrere una stradina laterale che porta al limitare di una pineta dove, sparse e ben distanziate tra loro, ci sono alcune case alcune delle quali coloniche. Molte di queste sono state ristrutturate, hanno tutte le comodità e durante i fine settimana qui si ritrovano famiglie, gruppi di amici e coppie clandestine per passare qualche ora in santa pace. Io mi dirigo verso una di queste. La proprietà è delimitata da un portone con grosse sbarre in ferro pitturato di nero e da una recinzione muraria alta più di due metri. La casa è circondata da un giardino dove alberi sempre verde la fanno apparire immersa in una penombra costante. Arrivo e suono tre volte il clacson. Il cancello si apre e io infilo la macchia dentro. Da una delle finestre vedo il volto di lei che mi fa un cenno di saluto, apre la finestra e mi dice:” Lo porti dentro tu o vuoi una mano?” “Mi arrangio da solo non preoccuparti.” Rispondo. Apro il portabagagli e con una strattonata metto il tizio a sedere sul fondo del vano, gli stappo il domopack dal corpo e dalla faccia. Prima di slegargli i polsi prendo le manette e gliele infilo. Lo guardo di nuovo e gli sorrido sardonico. “Dai stronzo che siamo arrivati alla cuccia preparati.”
Mugugna qualcosa di incomprensibile mentre gli slego le gambe. Con una trazione lo faccio saltar fuori dalla macchina e dopo avergli messo un collare lo lego al guinzaglio e lo faccio muovere a quattro zampe sul ghiaino che porta verso la porta dell’abitazione. La porta si apre e oltre l’uscio vedo lei già pronta. Indossa un paio di calze a rete autoreggenti, niente mutandine, ha la figa completamente depilata che sembra uno spacco roseo su un corpo abbronzato fin troppo. E’ lievemente soprappeso con i seni abbondanti da matrona racchiusi in un reggipetto color nero. Porta dei bracciali in pelle nera con piccole borchie argentee. I suoi capelli, tinti, sono di un biondo esagerato, direi volgare, molto volgare. Questa donna ha due occhi azzurri di una freddezza glaciale e un’espressione del volto dura e sprezzante. Le vado in contro e la prima cosa che fa e mettermi una mano nella patta mentre carezza la testa del tipo pelato ai nostri piedi che le si avvicina e le fa le feste davvero come un cane antropoformizzato. “era ora, dai andiamo sono già pronta…vuoi qualcosa anche tu per metterti a tuo agio?” mi chiede con una voce talmente conturbante che stimola la mia eccitazione. “No adesso no, porto il cane nella sala giochi, portami qualcosa di fresco magari intanto che lo preparo.” Lei ammicca e si stacca da me mentre io porto lo schiavo nella stanza preparata per la seduta. La stanza è un salone con le finestre chiuse e ricoperte da tende scure e spesse. Alle pareti nessun mobile se non una cassapanca allungata dove in bella mostra ci sono alcuni pratici accessori. Alcuni vibratori di varia foggia, dei boccagli a palla, una paletta, dei frustini, diversi tipi di catenelle con mollette metalliche. Nel mezzo del locale una panca con fibbie infisse ai piedi dove legare gli arti. Nella parete opposta una croce di S.Andrea completamente nera con anch’essa fibbie e laccioli posizionati a varie altezze. C’è anche una sedia, credo che useremo quella. Strattono il tipo e dopo avergli sganciato il collare gli ordino di mettersi in ginocchio con il capo verso il basso e che non s’azzardi a rialzarlo pena una punizione a base di schiaffi prima ancora che la sua padrona arrivi. Ubbidisce.
Prendo una delle mascherine in cuoio che stanno adagiate sulla panca e gliela infilo on testa. Ha i fori per gli occhi e una cerniera sulla bocca, la apro perché deve lasciare spazio al boccaglio a palla. Lo spoglio nudo come un verme e lo lascio li in ginocchio. Ha il ventre cadente e i muscoli pettorali flosci con una leggera peluria grigia che lo rendono ancor più patetico. Lei arriva in quel momento, ha in mano uno specchietto con un paio di righe di coca. Si poggia a sedere sulla panca e ne tira una con una cannula d’argento di fine fattura. “Vuoi?” mi fa. Accetto lo specchietto con la polverina e aspiro con violenza. E’ un piacevole calore quello che mi prende, “Dai mettiamoci al lavoro” dico subito dopo.
Lei mi si avvicina e mi bacia con forza, sento la sua lingua farsi largo tra le mie labbra, mi succhia la lingua mentre insinua una mano dentro la mia camicia. Il cane intanto rialza la testa, lei si volta e vedendolo si stacca dalla mia bocca e gli ride forte in faccia prima di rifilargli uno sberlone da incubo. “Chi ti ha detto di guardare stronzo?” gli sibila vicino alla faccia. Si rigira subito verso di me e indietreggia verso il volto del tizio parandogli difronte il culo. “Baciamelo stronzo” Il tizio sporge le labbra e bacia le natiche cadenti della sua padrona. Nel frattempo lei mi spoglia, mi toglie la camicia e mi abbassa i pantaloni. Da una bordatura di una delle calze estrae un piccolo lacciolo nero con borchette argentate e me lo infila alla base del cazzo, davvero conturbante. Siamo pronti. Lei si rigira nuovamente e prende per la catena attaccata al collo il cane e lo trascina verso la sedia.
“Prendi il vibro nero dai” mi intima.
Non me lo faccio ripetere e lo raccolgo dalla cassapanca.
Glielo passo come un assistente passerebbe il bisturi ad un chirurgo, lei lo lecca in punta e poi lo poggia sulla sedia e infine intima al cane di sedersi. Il vibro gli sale nel culo lasciando nell’aria il lieve rumore bianco del suo ronzare. “Dai fottimi adesso” mi ordina.
IO le vado dietro e la prendo per i fianchi prima di penetrarla. Siamo a terra davanti agli occhi sbarrati del tipo che seduto sulla sedia fissa negli occhi sua moglie che mugolando rotea la linguina fuori dalla bocca. “Scopami, sbattimi, dai maiale, fammi godere come questa merda non riesce a fare!” ha la voce rotta e calda, ansima pesantemente, gode.
La scopo con forza e sento il sudore che mi corre giù per il petto e la schiena, mi concentro con la vista sul cordoncino nero torchiato alla base del mio cazzo che vedo scomparire sul limitare della sua vulva. Vado avanti così, distaccandomi dalla scena circostante, la durata è uno dei miei pregi, i clienti mi chiamano anche per questo.
Sento che sto per venire e stringo più forte le sue natiche, poi la sculaccio ripetutamente al ritmo dei suoi ansimi. Vengo con un rantolo basso di petto. La sendo godere anche lei. Allora si stacca e con la figa gocciolante si avvicina al cane e gliela sbatte davanti agli occhi poi con una mano lo carezza sul sesso e in un silenzio rotto solo da ansimi brevi ed isterici viene anche lui.
Nel mentre io mi sono seduto sulla cassapanca e mi asciugo la fronte dalle goccioline di sudore che la imperlano. “Accendi la luce grande dai che lo slego” mi fa lei. Ubbidisco.
Dopo un po il Notaio Branzini sta in piedi abbracciato alla sua gentile moglie la Dott.ssa
Lermi famosa commercialista felsinea. Da parte mia mi sono già ricomposto e uscendo faccio loro cenno che li aspetto in salotto di là. Sono teneri nel vederli abbracciati mentre si sbaciucchiano come due diciottenni. Dopo un po mi raggiungono, prendiamo un caffè insieme chiacchierando del più e del meno. Guardo l’orologio e sono già le 23.00, ho ancora 100 km prima di ritornare a casa. Ci accordiamo per un altrio incontro per il mese prossimo, mi congedo da loro salutandoli calorosamente mentre con una mano prendo l’assegno circolare che l’avvocato mi porge. Uscendo prendo la mia macchina e guardo la bmw serie sette che anche io vorrei avere. Prima o poi me la compero, dico sul serio. Prendo la via del ritorno lanciando uno sguardo allo specchietto retrovisore. Mi rimanda una sezione del mio volto. Intuisco di essere a posto, una lieve ombreggiatura sul mio volto mi segnala che la barba sta ricrescendo, un lieve gonfiore sotto l’occhio nero e caldo mi avverte che ho bisogno di un sonno riparatore delle fatiche quotidiane. Ho cura di me, rispetto del mio corpo. Nel riprendere l’autostrada mi fermo ad un altro grill, bevo un altro caffè e da uno scaffale prendo dei dolciumi e un giocattolino per la mia “piccinina”.
Quando arrivo a casa le luci sono spente. Porto la macchina in garage e mi fermo un attimo in giardino, il caldo ha fatto ingiallire l’erba, domani provvederò a bagnare un po il prato, fisso le bambole di mia figli a abbandonate in un angolo del giardino. Sorrido. In casa regna il silenzio e faccio di tutto per mantenerlo. Spio in camera da letto e vedo Sara che riposa immersa nel sonno del giusto. Entro di soppiatto nella cameretta della piccola e ripongo il giocattolo e i dolciumi sul suo comodino. Sorrido in silenzio prima di dirigermi al bagno. Sotto la doccia penso che ci vorrebbe un impianto a goccia per il giardino, ma ci penserò domani, magari nella mattinata prima di prendere la mia famigliola per andare a pranzo da mia madre. E’ bello essere a casa.

domenica, luglio 12, 2009

DECRETO SICUREZZA ETRUSCO: IL NUOVO CAPO DEI VIGILI.


Che il vento sia cambiato nella capitale etrusca d'oriente lo si è capito già a pochi giorni dall'esito del voto amministrativo. Spariti i suonatori di fisarmonica e scacciapensieri dal Ponte Castello durante il mercato del Sabato, dileguate le pantegane dalla zona golenare del ponte Beniamino Gigli e apprestate le prime migliorie ai raccoglitori per le cacche dei cani, lo schieramento di centro destra intende dare un'ulteriore accellerazione al processo di rinnovamento. Tra le emergenze più pressanti il rinnovo della carica di comandante supremo dei vigili urbani. A tal proposito è quasi certa l'elezione di BASTIANO RION, uomo di provate capacità e animato da raro pragmatismo. Certi di fare un servizio per l'amata popolazione etrusca d'oriente, ho incaricato il mio fido braccio destro Pino Sbando di raggiungere il Rion presso la barbieria ove solitamente ama passare tutte le mattine per una breve, concisa ma pur sempre esaustiva intervista. Con la dovuta reverenza posto.

Adria Barbieria xxxx ore 09.45 antimeridiane
Pino Sbando: Cari cittadini un distinto saluto dal vostro Pino Sbando. Mi trovo presso la barbieria del sig. xxxx per intervistare il quasi certo nuovo capo supremo della polizia locale della Capitale Etrusca d'Oriente BASTIANO RION che in questo preciso istante si sta facendo manutentare la barba mentre legge con avidità un vecchio LANDO d'annata gentilmente messo a disposizione dal titolare dell'esercizio. Attendiamo che termini le ultime pagine del prezioso volumetto per dare inizio all'intervista. Ecco, dopo una risata pecoreccia e una grattata inguinale riusciamo ad ottenere la sua attenzione. Stimato Sig Rion la ringraziamo della sua cortese disponibilità a questa intervista e inizio subito con la prima domanda. Varato il decreto sicurezza a livello nazionale, la plebe etrusca si attende grandi cose dai vigili e una solerte applicazione della normativa. Oltre a ciò quale sarà il suo impegno a carattere locale?
Bastiano Rion: (sopprime un rutto) Intanto caccia il documento maledetto fallito!
P:S: davvero un uomo pragmatico...eccolo... ed ora per pietà potrebbe rispondermi?
B.S.:.... ummmh, vabbè sembri un nigro ma qua hanno scritto cittadinanza italiana anche se non concordo! Ebbene non farò sconti a nessuno. La GGente è stanca di ritrovarsi Negus che suonano alle porte di casa tentando di vendere scope a 400 €uri al pezzo che poi finiscono nelle casse dei terroristi islamici per la guerra totale all'occidente e pertanto vieterò la vendita di tale prodotto in tutto il territorio comunale. Oltre a ciò intendo scacciare dal Corso Vittorio Emanuele tutte le sigagne e i loro mocciosi che fanno la questua senza pagare neppure un centesimo di un cazzo per l'occupazione del suolo pubblico.
P.S.: mi sembrano dei provvedimenti draconiani ma oltre a ciò?
B.S.: Mi attendevo un commento simile da uno smidollato senza palle ma voglio soprassedere. Continuando, diminuiranno le multe per i possessori di auto di grossa cilindrata che parcheggiano anche in luoghi non autorizzati perchè quella lì l'è gente che spende e agisce come leva nell'incremento dei consumi a tutto vantaggio dei plebei mentre provvederò al sequestro dei rotacj in modo da stimolare l'acquisto di nuove vetture. Ma non mi fermerò qui. Basta allo strapotere dei cinasi alle macchinette del videopoker. Per questi cialtroni tabagisti incalliti ho previsto una tassa sul "muso onto" da 500 €uri in modo da stimolare l'indebitamento e la miseria presso le classi meno agiate della città le quali ricorreranno con più solerzia all'ipoteca dei propri beni residui presso istituti di credito amici. Non voglio qui esprimere alcun giudizio sulle badanti che sono tutte ladre e meriterebbero unicamente la sodomizzazione!
P.S.: un vero gentiluomo direi. Ma come intende affrontare i vari problemi con il personale ridotto con cui si ritroverà ad operare.
B.S.: Il problema non sussiste: ho già predisposto la formazione di un plotone di alabardieri e di un gruppo mobile di archibugieri per le fucilazioni sommarie.
P.S.: Mi permetta un'ultima domanda. Ma lei prima di candidarsi a questo delicato ruolo cosa faceva nella vita?
B.S.: Sudavo al bar, mi pare ovvio. Ed ora sparisci insetto che mi devo far pettinare!
P.S.: Amici un cordiale saluto da Pino Sbando e buona fortuna a tutti.

giovedì, giugno 25, 2009

ADRIA ETRUSCA: MESSAGGIO DEI VINCITORI.


Nel meriggiare pallido mi stavo dedicando alla riproduzione per meristema della pianta del fagiolo quando sono stato raggiunto da un cablogramma da parte di alcuni giovini appartenenti allo schieramento del centro destra vincitori delle elezioni amministrative comunali della città etrusca i quali, fidando nella mio democratico spirito, mi hanno pregato tramite minaccia armata di divulgare codesto messaggio. Mai chino alle vessazioni della stampa di qualsiasi regime posto senza censura. "Inutile Erre, rimasuglio del passato, affossatore delle libertà individuali, meschino sodale dell'ideologia comunista, reietto della società, ambiguo assertore della pace, vile combattente, chi ti scrive, con decenza, è un gruppo di VERI DEMOCRATICI che grazie al voto del POPOLO potranno far risorgere dal fango il vessillo turrito dell'antica capitale etrusca d'oriente. Orbene, Leviamoci per un momento dalle bassure della vita politica parlamentare; dimentichiamo per un momento Montecitorio e i suoi ciarlatori molesti; allontaniamoci altrove con il nostro pensiero che non dimentica ; portiamo altrove il nostro cuore, le nostre angoscie segrete , le nostre speranze superbe, ed inchiniamoci sulla pietra che, nella desolazione della piana polesana, segna il luogo ove la destra per voler del popolo tutto in un tumulto ed in una invocazione vince: Adria. Finalmente il respiro libero del vento della libertà ha liberato la nostra città dall'angosciante cappa solfurea della dittatura comunista ridonando spazi infiniti di democrazia alle genti che per tanto tempo supine hanno subito il giogo della dittatoriale sinistra. Finalmente liberi di esprimere i nostri più reconditi sentimenti ci apprestiamo a rendere l'urbe loco di convivio, sede di dialettica, agone di civile scambio di idee per il progredire comune. Sfortunatamente per ottenere ciò dovremmo chiedere alcuni sacrifizi. Intanto basta nigri jokken e po basta cinasi che ci rubano il posto alle macchinette del video poker... c'è anca da dire, orkemadonnez, che parcheggeremo i suv dove cazzo ci pare e anca che el primo che va drio lo mandemo in figadesomare. Ci facciamo anca le ronde e il primo che spaca i vovi dentro i bar dove un biro costa 400.00 euri lo batiamo come un tamburo parchè a noaltri i povrasi i ne fa schifo..... tomo ciò e po sta tento....sta tento che chi non salta un comunista è!!!"

domenica, giugno 14, 2009

Piero Itlè protesta nuovamente


Stamane, mentre portavo a termine la bozza del mio ultimo saggio sulla storia zuava, sono stato raggiunto da un messaggio proveniente dalla DER ADLER vergato dal solito Piero Itlè. Celermente posto.

"Heil Pippo Erre, chi ti scrive sono sempre io, Piero Itlè. Dunque, come al solito non ne combini una giusta manco per sbaglio. A prescindere dal fatto che il propellente che mi hai inviato per i razzi non vale una sega, tralasciando la scarsa qualità dei burritos per le mie SS, facendo finta di non notare che i vestiti per il mio corredo da parata sono tutti fuori misura e maledico il sarto da cui ti sei fornito, non curandomi di tutto ciò non posso fare a meno di stramaledirti per lo shampoo che mi hai fatto arrivare. Ti ho ripetuto mille volte che ho i capelli unti da schifo e che il sebo mi cola sulla fronte mettendomi in imbarazzo con i miei seguaci cloni. Sto fatto mi irrita e perdo spesso la pazienza e quando mi incazzo per chetare i nervi mi tocca far le seghe al mio cane. Il cane mi è diventato debole e ogni mattino mi tocca passare il mocho vileda sulla testa per arginare il fenomeno sebaceo. Mi avevi assicurato che nei tuoi laboratori avevi trovato una nuova formula chimica per shampoo la quale avrebbe risolto il problema in via definitiva. Bella merda che mi hai mandato! Mi son venuti fuori dei capelli da nigro e qua tutti mi pigliano per il culo. Ieri sera ho dovuto fucilare quattro SS e tu ben sai quanto costi produrre altri cloni con gli scarsi mezzi di cui dispongo sulla DER ADLER. Vedi di darti una sgaggiata e risolvimi il problema perché se mi girano i coglioni giuro che invado il GABON per rappresaglia....dimenticavo: vattene a 'fanculo!"

domenica, giugno 07, 2009

RIESUMATO IL CADAVERE DI PAGLIACCIO FARFALLO.


Non trova pace ancora PAGLIACCIO FARFALLO il noto artista etrusco rinvenuto cadavere mesi fa alla fermata Piramide della metropolitana capitolina. Per ordine della magistratura il corpo dello sfortunato artista è stato riesumato per un'ulteriore analisi necroscopica dato che dalle documentazioni acquisite dal giudice risulta che la precedente autopsia non fu eseguita da un anatomopatologo ma da tale BUBI di professione ambulante nonché noto schizofrenico paranoico in cura al CIM della capitale etrusca d'oriente. "Sono stato il primo a rimanere stupito del fatto che nessuno si sia accorto del macroscopico errore....." ci ha confidato il giudice IGINO PANIN, "...bastava guardare in faccia il BUBI per capire che qualcosa non andava. Infatti si era presentato completamente stravolto dagli psicofarmaci e a petto nudo in camera mortuaria per l'autopsia!". Contemporaneamente è scattata un'indagine presso l'ASL 19 per verificare eventuali responsabilità. Raggiunto da Pino Sbando il dirigente dell'azienda sanitaria etrusca ha rilasciato la seguente dichiarazione: " Guardi non mi capacito di tutta questa canea ignobile che un magistrato da due soldi ha voluto sollevare per una banalità simile. Pagliaccio Farfallo ormai era morto e nessuno in città sentiva la sua mancanza. Il sig. BUBI è un nostro stimato paziente e quando non è in crisi delirante ci fornisce le migliori angurie del polesine portandocele direttamente in monoblocco con il suo ape centinato. Il fatto che si aggirasse incontrollato in camera mortuaria fa parte della terapia psichiatrica adottata per il suo caso. E adesso fuori dalle palle che devo giocare a poker on line!" Nel frattempo l'associazione europea PAGLIACCI & BUFFONI ha iniziato una raccolta di firme per erigere un monumento allo sfortunato collega in Piazza Groto ad Adria.

sabato, giugno 06, 2009

ARTE ETRUSCA


Mentre nelle varie piazze della capitale etrusca d'oriente si concludeva la campagna elettorale da parte dei vari partiti e coalizioni, uno sparuto gruppo di artisti partecipava all'inaugurazione del monumento all'mbriagon opera del noto scultore ALBERTINO BONAGLIONI. Si tratta di un bronzo magistralmente realizzato nella cui forma e sostanza si realizza in pieno un'espressività concettuale che solo un animo sensibile e raffinato come quello del maestro può raggiungere. "Mi sono ispirato a me stesso..." ha confessato al nostro Pino Sbando l'autore, "....vede solitamente per raggiungere le vette artistiche che mi sono consone utilizzo il buon vecchio metodo della sbronza ad oltranza e poco prima del coma etilico creo dal nulla, plasmo la materia, rendo vivo l'inanimato e poi... e poi collasso miseramente o do spettacoli indegni di me stesso. L'arte per l'arte attraverso il furore alcolico!" Grandi applausi da parte degli intervenuti tra cui molti poeti boemmienz, pittori murali, scrittori falliti e anche attori senza qualità.

lunedì, giugno 01, 2009

TRAGEDIA EVITATA!


Poteva rivelarsi come la peggior tragedia degli ultimi cinquant'anni della storia della capitale etrusca d'oriente ma, grazie all'intervento quasi divino del premier, tutto si è risolto con un pò di spavento e preoccupazione. Ma andiamo con ordine. Erano le 10 antimeridiane di ieri quando la signora RENZA RENZI si presenta presso lo studio veterinario del Dott. BUGAZONI con il proprio animale da compagnia LILLY, un'elefantessa di otto anni con gravi problemi di stipsi. "Ha sempre sofferto di stitichezza ma ho sempre risolto il tutto dandole da mangiare un bidone di fave di fuca. Però in questa occasione la situazione si è fatta seria dato che la povera Lilly non defecava da due mesi. Temevo potesse scoppiare ed è per questo che mi sono rivolta al veterinario." rivela la signora RENZI al nostro Pino Sbando che l'ha intervistata. Il veterinario, constatata la gravità della situazione, ha deciso di intervenire somministrando al pachiderma 800 litri di Activia al super bifido ultra attivo che però si è rivelato inefficace. "Solitamente con questa dose di Activia animali di questa mole rispondono positivamente alla cura e smerdano un quartiere intero ma nel caso di Lilly il blocco fecale è rimasto invariato. A quel punto non mi rimaneva altro che intervenire direttamente con la pratica di un clistere liquido\gassoso a base di caffè e propano..." ci ha rivelato il veterinario ".... si tratta di una pratica assai pericolosa in quanto la cannula deve essere spinta nell'ano dell'animale a braccio sino ad una profondità di mezzo metro." Assistito da due collaboratori il Dott. Bugazoni ha iniziato la delicata operazione ma quando tutto sembrava procedere tranquillamente il veterinario ha perso lievemente l'appoggio dalla piattaforma da cui stava operando e scivolando in avanti si è infilato fino alla cintola dentro l'ano dell'elefantessa. Una contrazione involontaria della muscolatura rettale ha ingabbiato il tapino e gli sforzi fatti dagli assistenti per liberarlo sono risultati vani. Il rischio di una asfissia è stato fortunatamente evitato grazie all'utilizzo di un compressore collegato alla cannula del clistere dando la possibilità allo sfortunato medico di poter respirare seppur prigioniero dell'oscuro retto elefantesco. Allertati i vigili del fuoco e gli artificieri la zona è stata transennata e sottoposta a vigilanza armata. "In questi casi solitamente interveniamo segando a metà l'animale.." ci ha rivelato il comandante dei Vigili del Fuoco ADELMO PERTICATO "...ma trattandosi di un raro incrocio tra elefante indiano ed africano sottoposto alla tutela degli animali in via d'estinzione non abbiamo potuto procedere. Inutile adoperare il flessibile per segare l'ano, il pericolo di scintille con tutto quel gas immagazzinato nella bestia avrebbe potuto far esplodere l'intero palazzo e quindi ci siamo seduti ad un tavolo a giocare a carte aspettando qualche genio da fuori!" Febbrili le ore successive che hanno visto alternarsi sul luogo vari luminari di culi di elefante. Nel frattempo la notizia dell'incidente, grazie al tam tam della plebe, arrivava all'orecchio del coordinatore del centro destra etrusco il quale grazie ad un canale privilegiato si è messo in contatto direttamente con il Leader Supremo il quale, nonostante fosse contemporaneamente impegnato a Bari, Napoli, L'Aquila, Toronto, ha dato la sua disponibilità immediata per risolvere il drammatico momento. Tre minuti dopo Berlusconi si paracadutato su Adria e portato a spalle da un galoppino ha raggiunto l'ambulatorio. "E' evidente che ci troviamo di fronte ad un pericoloso pachiderma comunista il quale imprigiona un povero professionista intento nel proprio lavoro. Un modo subdolo per affossare l'imprenditorialità e diffondere il pessimismo che tanto nuoce all'evidente ripresa economica del paese...." ha esordito il premier. "Ciò nonostante ho la soluzione del problema!" Detto ciò ha messo mano ad un telefono cellulare e dopo una brevissima telefonata nel volgere di pochi minuti è arrivato un apecarro del circo MEDRANO il quale trasportava il fachiro indiano BUNDI noto a tutti come ipnotizzatore di elefanti. Pochi minuti di concentrazione e l'elefantessa, sotto l'effetto prodigioso dell'arte ipnotica del fachiro, ha rilasciato un peto da primato il quale ha sospinto il malcapitato veterinario a ottanta metri di distanza. "Ho avuto paura ma nonostante qualche lieve escoriazione e un paio di costole rotte sono sano e salvo. Non mi infilerò mai più in simili situazioni e spero che gli elefanti si estinguano presto!" ha rivelato il veterinario al buon Pino Sbando. Inutile dire che la popolazione tutta è rimasta stupita dalle grandi capacità del premier e molti si sono ripromessi di votare lo schieramento del centro destra. "Solo lui ci può togliere dalla merda!" ha commentato BALDO BALDI attivista di destra. Scorno nell'opposto schieramento il quale sta organizzando un dibattito pubblico sull'avvenuto. La città attende!

lunedì, maggio 25, 2009

INIZIATIVE ELETTORALI: IL CENTRO DESTRA ETRUSCO INVITA GIANNINO


Ennesima iniziativa del centro destra etrusco a supporto della campagna elettorale per le amministrative della capitale etrusca d'oriente. Dopo il successo ottenuto con il concerto dei BARABBAS tenutosi ai vituperati giardini Zen, il blocco conservatore ha messo a segno un brillante colpo mediatico riuscendo ad avere come ospite il noto giornalista nonché polemista GIANNINO. Arrivato a bordo di un cocchio dorato l'austero personaggio si è lasciato carezzare la crapa pelata dai numerosi fanciulli accorsi per scherzarlo. Gioia e tripudio tra i sostenitori di destra che in lui hanno riconosciuto la fiera immagine dell'uomo italico. Caricato a forza su un carrettino è stato trasportato fino alla piazza Cieco Grotto da dove ha tenuto un comizio commovente. "Questa città ha bisogno di una nuova classe politica, occorre l'ottimismo dei forti e l'impegno dei sagaci per un nuovo rinascimento etrusco. Il progetto di uno zoo in località Borgo Dolomiti, la metropolitana di superficie, l'interramento del ramo interno del Canal Bianco, l'aeroporto, l'Italia in miniatura, la centrale atomica a Baricetta, l'estrazione del petrolio a Ca' Emo, la fabbrica di carri armati a Bellombra nonché il delfinario di Bottrighe sono tutte opere fattibili le quali permetteranno ad Adria di diventare il paese dei balocchi. Da domani tutti ricconi...fidatevi!" questo è quanto ha detto tra una risata e l'altra. I sondaggisti del bar "dalla Pina" hanno rilevato una brusca impennata dei consensi per lo schieramento del centro destra. La sinistra per il momento latita ma siamo certi che non mancherà una degna risposta. Per il momento è tutto; da una panchina in pacca al sole il vostro Pino Sbando.

Quezito exzistenzzziallo n° 918.487: BALDO CANIAZZA


Stamane, mentre cercavo di spiegare ad un branco di facoceri gli effetti positivi della panca ad inversione, sono stato raggiunto da un messaggio in brail da parte di uno stimato nonché affezionato fanz: BALDO CANIAZZA. Trovando la sua richiesta di aiuto lecita ho provveduto ad abbattere gli inutili facoceri a colpi di mitra per potermi dedicare con maggiore attenzione al problema sollevato dal caro cittadino. Posto con letizia.


"Caro Erre, divino flautista, integerrimo frequentatore di bar, canoista provetto, fantastico ciclista da fermo, chi ti scrive è un cittadino angustiato e in preda a mostruosi attacchi di colite. Il mio nome è BALDO CANIAZZA di professione divoratore di blatte. Sebbene il mio sia un lavoro oscuro e poco appetibile lo faccio con dedizione e serietà da dieci anni. Ebbene divorare blatte ha una notevole funzione sociale in riferimento al controllo demografico dell'insetto in questione e la sua diffusione sul territorio. Che ne sarebbe della città se io non provvedessi quotidianamente a divorare dalle ottantamila alle novantamila blatte al giorno? Lo scenario sarebbe apocalittico con gravi ripercussioni per la plebe tutta. Il problema è che da alcuni mesi sono follemente innamorato di una gentile pulzella la quale è un'igienista convinta. Dopo molti dubbi l'ho invitata presso una fogna a cielo aperto ove io risiedo e non ti dico la piazzata che mi ha fatto. La mia auto stima è precipitata e per giorni non mi sono presentato al lavoro. La conseguenza nefanda è stata che da molti tombini schiere di scarafaggi hanno iniziato a tracimare sulla pubblica via creando problemi al traffico e al decoro della città. Non sono più me stezzo e ho pure covato l'insana idea di cambiare mestiere e diventare un affermato chirurgo plastico. Mi rendo conto di aver somatizzato il tutto e da giorni soffro di violenti attacchi di colite e l'alitosi è diventata padrona del mio apparato digestivo. Mio Dio come posso ritrovare me stezzo, come posso ritornare al mio lavoro che tante soddisfazioni mi ha dato. Ti prego aiutami!"


Carissimo, nonostante i conati di vomito che mi hanno assalito mentre leggevo il tuo accorato appello, non ho potuto far a meno di riflettere sulla tua triste condizione. Innanzitutto volevo dirti che hai proprio un bel lavoro di merda ma se ti da soddisfazione non posso che approvarlo. Per il resto mi sa che non c'è nulla da fare. Ingoia qualche GLED assorbi odori per evitare l'alitosi e poi comprati una bella bambola gonfiabile se trovi qualcuno disposto a vendertela. Il mondo contemporaneo è un dedalo di disperazione e terrore e la catena che a lui ti imprigiona non può essere spezzata. Peccato perché saresti un bell'omino. Addio!

lunedì, maggio 18, 2009

QUEZITO EXIZTEZIALO N°77.418: IL PROFESSOR SANTITONE


Stamane, mentre cercavo di catturare un bosone per poterlo imprigionare in una gabbia per canarini, sono stato raggiunto da un cablogramma a massima priorità. Nonostante il mio lavoro qui in laboratorio abbia la massima precedenza, non ho saputo esimermi dal leggere l'accorato appello del Professor Ermanno Santitone, docente di calcolo computistico in un ITCS a cazzo per l'Italia. Con genuina volontà posto il tutto. "Caro Erre, stimato acrobata, esuberante ballerino di salsa, luminare della scienza, nonché sopraffino intenditore di burritos precotti, chi ti scrive, sconsolatamente, è il Professor Ermanno Santitone; io! Mi sono umilmente permesso di scriverti solo dopo aver letto il tuo superbo saggio: "Professori maniaci, problema o risorsa per l'istruzione secondaria del terzo millennio?". Ho letto le 12 pagine, finemente miniate, con estremo interesse e spirito critico e mi sono deciso a chiederti consiglio. Dunque: ho 43 anni malamente portati i quali mi pesano come macigni sulle spalle. Da un pò ho iniziato a pormi problemi sulla mia esistenza. Il declino incombente del mio stato fisico, le mie scarsissime capacità di integrazione sociale, il mio rilevante indebitamento con i locali notturni, mi prostrano. Oltre a ciò ho completamente perso la testa per una barista diciottenne che mi ignora. Essendo un buon cristiano ho cercato conforto nel sacramento della confessione e per mesi ogni giorno mi sono presentato al confessionale di Don Bruno aggiornandolo sul mio stato di peccatore. Sfortunatamente Don Bruno ha l'alito che puzza di caffellatte e dalla grata che divide il peccatore dal confessore per questo periodo ho inalato il suo fetido alito cappuccinesco che ha generato in me la ripugna per la chiesa cattolico-romana. Spaventoso è lo stato dell'uomo senza fede prova ne sia che il peccato si è impossessato di me. Ogni giorno, mentre insegno le generalità sui miscugli, la tecnica del calcolo percentuale o i riparti proporzionali, sono preda di imbarazzanti erezioni che mi obbligano a correre ai bagni per inusitate masturbazioni. I genitori degli allievi sono insorti e io sono costretto da settimane a girare per la pubblica via con un cappuccio in testa. La barista mi scherza, i vicini vengono a cagarmi in giardino e le ballerine di lap dance mi offendono. Eppure io sono un bravo ometto e non è colpa mia se sono un maniaco sezzuale in preda all'estro. Ti prego dammi consiglio." Gentilissimo professor Santitone, la ringrazio delle accorate parole di stima ma la franchezza m'è d'obbligo: lei non ha speranze. Viviamo in un mondo cattivo ed ingiusto il quale pretende un tributo di sofferenza e alcuni disagi annessi. La faccia finita sul serio: si butti sotto un camion che trasporta sassi e non ci pensi più. La saluto con stima e referenza.Centra

CONCERTO DI SOSTEGNO ALLO SCHIERAMENTO DI CENTRO-DESTRA


Adria, domenica 17 maggio ore 18.00

Continuano le iniziative collegate alla kermesse politica in vista delle elezioni amministrative della capitale etrusca. Dopo i ricchi buffet offerti da entrambi gli schieramenti inizia la girandola delle attività ludiche a favore della plebe. A dare inizio alle danze ci ha pensato oggi pomeriggio nella splendida cornice dei vituperati Giardini Zen lo schieramento di centro-destra il quale ha offerto l'opportunità ai propri elettori e agli indecisi di assistere ad un concerto di musica death metal tenuto dai BARABBAS. Scacciati gli 'mbriagoni e i drughè i giardini sono stati invasi da torme di fanz i quali già in mattinata assiepavano numerosi i giardini in attesa dei loro beniamini. Tripudio quando il vocalist SATANA è balzato sul palco con tanto di baionetta tra i denti. Tra veloci riff di chitarra e fulminanti passaggi di batteria il gruppo ha dato il meglio di se ringalluzzendo il pubblico già vivace. Entusiasti gli organizzatori i quali hanno confidato ai numerosi ziornalisti presenti che molte altre iniziative seguiranno a riprova della vicinanza che il loro schieramento sente per i poveri etruschi i quali da anni sono succubi delle angherie dell'ormai ex giunta marxista-leninista. Ne vedremo sicuramente delle belle.

giovedì, maggio 14, 2009

OPINION LEADER: VLADIMIR & GIGINSKI PUTACENKO


Sarebbe scorretto affidarsi unicamente alle opinioni dei cittadini etruschi per avere il polso della situazione sulla attuale campagna elettorale in corso. In una società multietnica risulta importante anche il giudizio di coloro i quali provenendo da lontani ed esotici paesi apportano utili quanto necessari contributi per l'avanzamento sociale e culturale della capitale etrusca d'oriente. In tale contesto e sempre ligio ai principi deontologici di questo blogz sminkio ho affidato il compito al buon Pino Sbando di contattare due delle figure più importanti del CLAN PUTACENKO ovvero i fratelli VLADIMIR e GIGINSKI. Posto con fiducia.

Luogo: Adria Vicolo Tretti, ore 3.45 a.m. durante una partita a dadi clandestina.

Pino Sbando: Cari zittadini mentre voi dormite il sonno del giusto o vi dedicate allo scambio di coppia, il sottoscritto si trova nello stretto budello di Vicolo Tretti ove tra giuochi non consentiti, partite a Morra, gare a chi piscia più lontano e lanci di dadi, torme di biscazieri si abbandonano al degrado. A gestire questa fruttuosa attività troviamo Vladimir e Giginski Putacenko per una veloce intervista.

P.S: Salve ragazzi
Giginski Putacenko: ehi amico, vuoi giocare dadi? Interessa filmo ragazza bionda che prende in sedere da nano nero? Volere pistola Nagan? Cappotto armata rossa?
Vladimir Putacenko: Giginski vai spezzare dita a giocatore alto, faccio io con compagno Pino. (bestemmia ripetutamente in russo)
P.S: Carissimo Vladimir è un piacere ritrovarti e vedere che con solerzia e dedizione ti dedichi agli affari di famiglia. Mi congratulo anche per lo splendido paio di baffi che ti conferisce una innegabile autorità.
V.P: Gocio di vodka compagno?
P.S: ti ringrazio ma a quest'ora bevo solo nocino o vecchia romagna, sai ho la gastrite!
V.P.: Si si io comprendo.... triste destino!
P.S.: Ebbene volevo chiederti un'opinione sull'attuale campagna politica per le amministrative etrusche, spero tu mi risponda francamente.
V.P: Vedi Pino io ti rispondo con saggezza Sovietica su amara condizione umana, quella di molti elettori. Può il lavoratore, con la parsimonia e l'industriosità, sperare di diventare padrone? O tale aspirazione gli è negata? In quale rapporto è con il suo datore di lavoro? Di amicizia e cooperazione o di ostilità, antagonismo, essendo a lui legato solo dalla mutua necessità? In preda alla fame è probabile che si contenti di poco! Ma anche in caso di abbondanza, il suo scontento, la sua reale frustrazione, può essere grande.
P.S: Me cojoni Vladimir tu mi stupisci.... ma in sostanza che vuol dire?
V.P.: Che tutti ladri!
P.S: e quindi?
V.P: e quindi no importare una sega di elezioni di picoli ometi con bave in boca, più interessante gioco, done e vodka! (tira fuori una Nagan e spara tre colpi in aria)
P.S: Orkemadonnez Vladimir meglio che scappiamo prima che arrivino le guardie.... scusate amici ma il momento drammatico mi impone la fuga!

domenica, maggio 03, 2009

OPINION LEADER: SANTE CAMISOTO


Ennesima intervista ai vari opinion leader. Oggi abbiamo avuto il piacere di avere con noi ospite dalla Pina per un frugale toast freddo, SANTE CAMISOTO noto etrusco nonché presidente della potente ASSOCIAZIONE SPORTIVA ATLETI INUTILI E FUORI FORMA. Anche a lui abbiamo chiesto in che direzione si muoverà la sua associazione in previsione del voto alle amministrative. Gentilissimo come suo solito, dopo una piccola siesta dovuta ad un collasso, ci ha risposto. Di seguito, ovviamente senza censura, posto.
Adria, un pomeriggio di Maggio.... luogo: Bar dalla Pina

Pino Sbando: Dunque buon pomeriggio signor Sante Camisoto e grazie per la sua disponibilità squisita e complimenti per il suo perfetto stato di forma che fa di lei un atleta inutile di rilievo.


Sante Camisoto: Ti ringrazio Pino per i complimenti e ti faccio notare che grazie alla mia attività atletica sono passato dai 228 kilogrammi ai 119 in soli 14 anni, un risultato davvero eccezionale direi!


P.S.: Noto che lei è ancora tutto bagnato, immagino sia appena uscito dalla vasca lunga dopo una tonificante nuotata!

S.C.: no; non si tratta di acqua ma di sudore mio caro. Sto seguendo una dieta ferrea per mantenermi in forma. Assumo quotidianamente 6 bicchieri di burro fuso caldo che mi fanno sudare; espello così i liquidi in eccesso e mantengo elastica la mia notevole superficie epidermica. Ho il fegato a puttane ma qualche effetto collaterale bisogna pur subirlo!


P.S.: interessante annotazione per la plebe etrusca, ma veniamo all'argomento del giorno: il voto amministrativo della capitale etrusca d'oriente. Lei rappresenta un notevole serbatoio di voti immagino.

S.C.: Falsa modestia a parte posso dirle in piena confidenza che la nostra associazione può vantare 420.000 aderenti praticanti 37.158 discipline sportive.

P.S.: E quindi?

S:C:: Posso solo dirle che i voti andranno a quella coalizione la quale mi garantirà la partecipazione ai prossimi mondiali di nuoto..... ecco... tutto qua!

P.S.: Roba da niente insomma......... bene, la città è informata.

sabato, maggio 02, 2009

OPINION LEADER: GERMANO GERMANI


Ormai i giochi sono fatti, le liste sono state presentate, i candidati papabili si sono accasati definitivamente nelle numerose liste etrusche in attesa dell'esito del voto. Quello che conta ora sono i giudizi dei vari opinion leader etruschi. Donne e uomini in grado di spostare migliaia di milioni di miliardi di voti con un solo cenno della testa. Capaci di influenzare l'esito delle votazioni persino in India con una Sonia Ghandi fortemente preoccupata del loro giudizio. Vivono tra noi ma non sono esseri comuni. Ho dato incarico al mio fedelissimo Pino Sbando di intervistarli ed ottenere una loro opinione sulle elezioni etrusche della Capitale d'Oriente. Oggi, senza alcuna censura, posto l'intervista con GERMANO GERMANI.
Rosolina mare località Casoni alla diga

Pino Sbando: Sono le sette del mattino di un'assolata giornata di fine aprile, a passeggio lungo la diga dei Casoni troviamo GERMANO GERMANI notissimo cittadino etrusco nonché fondatore del MOVIMENTO UOMO VIRILE il quale molto gentilmente ci ha concesso la possibilità di un'intervista. Egregio Germani intanto grazie della sua disponibilità e....
Germano Germani: senti pidocchio vediamo di farla breve che io qua c'ho il mio bel da fare, ho già puntato una pollastra tedesca a cui ho intenzione di fare la festa prima delle nove che poi ho la trippa come colazione che mi aspetta!
PS: Bene, come lei desidera. Dunque le liste sono ormai state depositate in municipio, lei da che parte si schiera? Centro destra o centro sinistra?
GG: Allora sia ben chiaro che per quello che mi riguarda quelli lì sono tutti delle checche ripugnanti o dei lesbiconi inguardabili. La pelle di quella gentaglia lì manco è buona per farci dei tamburi e francamente io di votare non ho tanta voglia ma visto che al seggio ove io solitamente mi reco ci sono un paio di femminucce buone per una mezz'oretta di sano divertimento, farò lo sforzo.
PS: e quindi?
GG: e quindi cosa coglione? Oh, un pò di rispetto non vorrai beccarti un cazzotto in bocca eh? Dicevo che voterò sicuramente a destra mi pare ovvio. (scoreggia rumorosamente)
PS: Jokken Germano Germani e che puzza da incubo!
GG: così deve essere la scoreggia dell'uomo virile: lunga, rumorosa e soprattuto fetida perbacco!
PS: Ma mi scusi lei cosa ne pensa delle quote rosa?
GG: Quote cosa? La politica mica è roba da parrucchiera dico io. Le donne fanno bene la pastasciutta, stirano le camise e vanno dropate dopo l'ovvio smudandamento.... ma che te lo dico a fare a te che manco sei buono a farti le seghe!
PS: Grazie della stima ma mi tolga una curiosità: ma lei va sempre in giro messo così con 'na pecora al collo e una museruola al posto delle mutande?
GG: certo che si, la mia anguilla bragarola è un'arma con il colpo sempre in canna e la pecora al collo mi conferisce una certa eleganza e un'aura di misterioso fascino. Le donne ne vanno pazze.
PS: beato lei che possiede una buona auto stima. Ultima domanda: quando si è fatto l'ultima volta la doccia?
GG: Mai... l'omo ha da puzzà e la dhona ha da puzzà de l'omo suo e adesso fuori dai coglioni che devo scaricare il fucile!
PS: grazie di tutto e addio.

venerdì, maggio 01, 2009

Orgoglio residuo.


Di qualcosa sono ancora orgoglioso.

lunedì, aprile 27, 2009

SCONVOLGENTI RIVELAZIONI SU CICCIUZZO SCONCIAFORNI!


E' una notizia recente appena giuntami dal prode Pino Sbando che a rischio e periglio della propria stessa vita è riuscito a farmela pervenire da un quartiere in rivolta di Atene: CICCIUZZO SCONCIAFORNI tra i rivoltosi! Data la gravità dell'evento posto immanemente. Atene ore 16,45 nell'afoso pomeriggio ellenico scoppia la rivolta in un quartiere a cazzo dal nome impronunciabile per un immotivato aumento del prezzo dell'Uzo. Bande di anarco-insurrezionalisti si riversano nelle strade incendiando automobili, rovesciando cassonetti, inneggiando a fantomatici leader mai esistiti e defecando senza ritegno dentro le cabine telefoniche. Nonostante il massiccio intervento delle forze dell'ordine che fino a poco prima oziavano al porto trafficando in contrabbando, la rivolta è degenerata in atti di vandalismo di rara intensità (si parla del 7° grado della scala Mercalli tra gli esperti) con oggettivi disagi per le oneste schiere dei probi cittadini. Circola voce che a capo di una delle bande di rivoltosi vi sia un italiano che i sodali ellenici chiamano CICIUS. Contattati i servizi segreti italiani e usufruendo delle più sofisticate tecniche di riconoscimento somatico tramite disegno su foglio a quadretti si è risaliti al noto CICCIUZO SCONCIAFORNI che nelle patrie cronache risulta essere prigioniero delle Brigate Rosse. Forse siamo di fronte ad un nuovo caso di sindrome di Stoccolma o ad un grande bluff inscenato dal PMP per creare scompiglio nell'agitato panorama politico polesano. La situazione rimane fluida e le notizie si affastellano in modo capriccioso e sbarazzino. Quale sarà la verità? Lo scopriremo solo vivendo!

lunedì, aprile 20, 2009

VIBRATE PROTESTE N° 748.127


Nel meriggio mentre tenevo un seminario sul tonno in scatola e le sue svariate applicazioni in ambito culinario sono stato raggiunto da un nano in bikini il quale mi ha recapitato un messaggio urgente da parte di un vecchio amico. Rispettosamente posto senza censura alcuna.

"Caro Erre, stimatissimo amico, chi ti scrive è il tuo antico sodale Captain Sky. E' con vivo rammarico che ti descrivo la mia profonda delusione per un fatto accaduto in data 18 aprile corrente anno. Ebbene mi trovavo in una locanda di terz'ordine in provincia di Bolzano quando per una televisione locale è stato trasmesso un servizio che mi ha fatto trasalire. Una procace mezzobusto altoatesina riportava la notizia del più fastoso matrimonio tenuto negli ultimi cinquecento anni nella capitale etrusca d'oriente. Tra musici, giucolieri, guitti e saltimbanchi si è tenuto il matrimonio del MAGILLA! Un dolore violento mi ha trafitto il cuore mentre mi chiedevo perché non mi avesse invitato. Sarebbe stata una ghiotta occasione per lanciare il mio ultimo LP e fissare per quell'evento la prima data del mio grandioso tour che mi porterà in tutte le piazze delle città con meno di tremila abitanti. Eppure nella sua ultima vacanza qui in Florida, mentre sorseggiavamo tremila biri al noto locale "Mandingo" lui stesso mi aveva assicurato che sarei stato al suo fianco nella tavolata d'onore. Tutto ciò mi prostra e mi avvilisce e anche tu, perché non mi hai avvisato?"

Caro Captain intanto mi compiaccio del fatto che tu non abbia cambiato sarto e mantenga il tuo classico stile sobrio e misurato nella scelta dei capi d'abbigliamento. Per il resto che vuoi che ti dica? Continua a bere e tanti auguri per il tuo tour....mandami due biglietti agratise. Ciao.

venerdì, aprile 10, 2009

SGOMINATO VERGOGNOSO TRAFFICO DI MAIALI TATUATI


Brillante operazione della milizia etrusca la quale ha scoperto e bloccato un vergognoso commercio di maiali tatuati. Erano le 7.45 antimeridiane di ieri mattino quando un drappello di valenti investigatori della milizia etrusca ha fatto irruzione in un laboratorio clandestino di maiali tatuati sito nella periferia nord della capitale etrusca d'oriente gestito da alcuni cinasi e struppatorri dell'est Europa.In un locale interrato a 38 metri sotto il livello del mare i delinquenti compivano le loro malefatte in condizioni igenico-sanitarie al limite del concepibile. Ammassati uno sull'altro decine di ignari suini attendevano il loro turno in uno stato di completo abbandono sia morale che affettivo. Intervistato dal nostro valente Pino Sbando, il caporale BUGAZZI ha rilasciato tra le lacrime la seguente dichiarazione: "Mi sono vergognato di essere un essere umano oggi quando ho visto lo stato in cui versavano le simpatiche bestiole e nonostante io sia un noto divoratore di salami, coppe, brasole e codeghin mi sono commosso. Questi lugubri personaggi, senza alcuna remora morale, si arricchiscono con questo squallido commercio che permette loro di fare lauti incassi rivendendo i suini sul mercato asiatico dove vengono messi alla berlina nelle sagre paesane prima di essere uccisi a sassate. A mio avviso occorrerebbe istituire un reato specifico per codesto crimine che avvilisce e sconforta!" Stupore tra le genti e scompiglio tra le forze politiche.

mercoledì, marzo 25, 2009

QUEZITO EXZISTENZIALO DI BABBOGGIANNI.


Erano circa le 19.30 di questa sera quando sono stato raggiunto da un messaggio a priorità assoluta inviatomi da un vecchio amico di mille battaglie baresche: BABOGGIANNI. Colpito dalla sua missiva ho sospeso l'esperimento che stavo eseguendo e senza tema posto il suo angoscioso dilemma. "Caro Erre,vecchio amico, insuperato poeta, uomo virile, domatore di fiere estinte, maestro nell'arte della cetra nonché sublime scultore, chi ti scrive col core in mano sono io.... il tuo fedele amico BABBOGGIANNI. Non mi voglio dilungare nella rimembranza delle nostre bischerate di juventus ma tosto passo ad esporti il mio dilemma di carattere exzistenzialo nonché giuridico fidando pure nel tuo studio legale composto dall'esimio Piero Cadavere Pacciani e lo stimato Er Canaro. Ebbene nel 1924 o 1958,non ricordo bene, una nota ditta di abbeveraggi per assetati emise pubblico bando per un posto di "vecchio inutile disposto a ricoprire il ruolo di dispensatore di doni natalizi per finta" riconoscendo in me le caratteristiche salienti del bando di concorso mi proposi immediatamente. Ricordo ancora, come fosse ieri, di quando mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana diretto negli Stati Uniti d'America. Giunsi in quel d'Atlanta carico di speranze e progetti tra i quali per valenza spiccava quello di diventare meeeliardario de dollari da spendere a dhone nude. Fui il primo e il signore che colloquiò con me mi disse che di certo il posto sarebbe stato mio. Ma il vile destino era in agguato. Pochi giorni dopo, mentre io scialacquavo le mie poche risorse in locali di infima qualità speranzoso nei prossimi introiti monetari, un raccomandato dalla curia vescovile di Nuova York segretamente finanziato dalla cricca demogiudoplutomassonica si presentò al colloquio di lavoro con il buffo nome di BABBO NATALE. In barba ai requisiti, spinto dalle raccomandazioni il meschino ottenne il posto nonché le laute provvigioni che mie dovevano essere. La mia vita divenne da allora insopportabile. Cadi in somma disperazione perdendo ogni rispetto in me stesso. Divenni un affezionato frequentatore di cinodromi, un crapulone senza ritegno e persi anche la fede in Buddo che a caso per decenni ebbi ad adorare. Ramingo per gli stati della repubblica pluristellata conobbi il degrado e l'abbandono ma circa un mese fa ebbi la fortuna di leggere il tuo splendido manuale di DIRITTO CIVILE PENALE AMMINISTRATIVO IN SEI PAGINE. Folgorato dalle tue cristalline interpretazioni comparate non ho saputo trattenermi dal chiederti consiglio e ti chiedo: ci sono possibilità che io possa perorare e vincere la mia giusta cauza collaambizione di potermi destreggiare nei cieli dicembrini alla guida di una slitta trainata da 12 renne che corrono nell'aria senza sforzo trainandomi completamente ubriaco ed ebbro dei miasmi della mia scarza igiene intima?. Ti abbraccio con stima, tuo BABBOGGIANNI" Caro Babboggianni ti ringrazio per le vibrate quanto dovute parole di stima ma è con mio sommo dispiacere che ti devo dire che (auscultate le opinioni di Piero Cadavere Pacciani ed Er Canaro) non ci sono speranze per te. Sei un orrido orco, un abominevole ritaglio della società civile e non sei degno di appartenere al consorzio umano. Tu non puoi capire il mio dispiacere ma ti prego: buttati sotto un treno. Tanto ti dovevo, ciao. ERRE.

COMUNICATO STRATEGICO 7.481\B


Molti nemici della classe sono sulle mie traccie e negli ultimi tempi sono stato costretto a delegare gran parte delle mie comunicazioni al fido Pino Sbando uomo di mia assoluta fiducia. Mi trovo attualmente nei miei laboratori impegnato nei miei esperimenti i quali assorbono tutte le mie energie ma ciò non toglie che io vigili....vigili.

domenica, marzo 15, 2009

TRIONFO DELL'ARTE CONTEMPORANEA!


Settimana ricca di appuntamenti culturali per le plebi etrusche. Nonostante la crisi dilagante, le imminenti elezioni che creano scompiglio ed imbarazzo, la capitale etrusca d'oriente e le sue genti non perdono il gusto e il piacere della cultura. Tra un simposio sulla trasformazione del cibo per cani in prelibate pietanze da affermato ristorante e un balletto tenuto al teatro comunale per nani omosessuali nudi, si inserisce anche una pregevole iniziativa di carattere strettamente pittorico: LA MOSTRA MONOTEMATICA DEI RITRATTI DEL MAGO SILVAN. Novanta le opere presentate ma una sola la vincitrice abbinata al concorso della mostra. Pregevoli oli, delicati acquerelli, leggiadri scarabocchi ma su tutti si è stagliata l'opera del grande maestro GUERCINO DA FASANA. Un pittore che seppur in vita già è entrato nel panteon dei miti della pittura. Discepolo dell'accademia dei Carracci di Bologna, attento studioso "dal vero", con le sue opere inconfondibili ha ridato lustro alla scuola pittorica etrusca. Nella tela originalmente intitolata "SIN SALA BIN" l'elemento caratterizzante è la sontuosa ufficialità della rappresentazione. Silvan è in piedi e la sua figura, ammantata nel classico smoking da mago, si staglia contro lo sfondo veneziano. Il carattere forte e dominante del famoso personaggio è sottolineato dai tratti decisi del volto e dalla compostezza della figura. Lo Stesso Mago Silvan ha premiato il pittore con un bel trucchetto: lo ha fatto sparire dalla faccia della terra. Pubblico festante e grande soddisfazione del primo cittadino.

mercoledì, marzo 11, 2009

EZIO SCAVOZZI SCENDE IN CAMPO!


Colpo di scena nella capitale etrusca d'oriente: EZIO SCAVOZZI ha deciso di scendere nell'agone politico e di candidarsi. Erano le 01.00 di questa notte quando all'interno del Bar dalla Pina si è presentato Ezio Scavozzi a lanciare la propria candidatura come sindaco della città. Il grande Ezio è sempre stato un uomo assolutamente irreprensibile della cui esistenza non si è mai accorto nessuno e questa sua autentica, genuina, inconfutabile oscurità lo ha fatto assurgere al ruolo di etrusco più famoso per non essere famoso. Anche in questa occasione, seppur balzato sul tavolo dove dei noti intellettuali stavano finendo un giro di ramino, nessuno gli ha prestato attenzione. Un unico commento da parte di Rino Camisa il quale ha proferito la seguente frase: "Jokken vecjo mato ma chi jeto?" Di lui pochissime note biografiche. Nasce il 29\02\78 e diventa subito vecchio per potersi confondere con gli anziani che frequentano i vari bar come osservatori di partite di carte. Nel 1981 vince un ambo sulla ruota di Bari e con il ricavato si compra un cane invisibile con cui intrattiene lunghe discussioni seduto sulle panchine del Viale Maddalena. Grande consumatore di bagigi e accanito lettore della rivista "Torre di Guardia" non ha mai lavorato in vita sua ma non lo sa. Altro non è dato a sapere. Il sottoscritto, Pino Sbando, Lord Buozzi e il professor Half Holsen abbiamo deciso di sostenere la sua candidatura!

domenica, marzo 01, 2009

SEVERINO BOJANDO GRAN MARESCIALLO DELLE RONDE ETRUSCHE


Finalmente anche le Ronde Etrusche hanno un degno comandante: SEVERINO BOJANDO. Ier sera, sotto la sferza della tramontana innanzi al picchetto d'onore e inchinato al vessillo turrito della capitale etrusca d'oriente il nuovo Gran Maresciallo ha prestato il proprio giuramento. "Zittadini, jokken, mi giurro fedeltà ai sacri valori della democrasia e del benessere della GGente contro ogni abuso, struppo, furto e baccano durante le ore notturne perchè qua c'è ggente par bene che lavora e il sole magna le ore e... e pò porteme da bevare o spaco tuto!" poche, sentite, vibrate parole che hanno raggiunto il cuore degli intervenuti generando un afflato di commozione di rara intensità. Dopo la cerimonia il nuovo Gran Maresciallo è stato sospinto, a bordo della sua potente carrozzina, per le vie cittadine dove ha raccolto le plurime manifestazioni di solidarietà dei zittadini commossi. Uomo di grande sensibilità, veterano di ogni battaglia per il ripristino dell'ordine e della disciplina, Severino Bojando nonostante la venerabile età di 487 anni dimostra uno spirito giovanile e una mente acuta. Capacissimo organizzatore di truppe irregolari, arruolatole di ciurme per varie marinerie, legionario fiumano, agitatore di piazza nonchè avido strozzino è pronto a riportare l'ordine per le vie del centro ormai in balia di stupratori, drogati, transessuali nudi e tatuatori non autorizzati. Compito arduo il suo vista la demagogica politica perpetrata dalla giunta marxista-leninista che da anni opprime le oneste schiere degli etruschi. Sgozzate numerose faraone e bevuti decine di tini di vino dal popolo che attende una vera rivoluzione dal basso capace di riportare agli antichi fasti l'amata capitale. Solo il famigerato PMP tramite uno sconcio volantino ha espresso il proprio dissenso definendo il Gran Maresciallo un "Vecjo mato" a cui, cupamente, viene dato il seguente consiglio: "COPATE!"

mercoledì, febbraio 25, 2009

FESTIVAL DELLA MUSICA DA CORTILE: VINCE POVIO CON "GINETTO ERA GHEI"


Serata conclusiva ieri sera del 987° festival della musica da cortile che come ogni anno si tiene nella capitale etrusca d'oriente presso il Bar dalla Pina. Gli organizzatori si possono ben vantare del fatto che quello di quest'anno sia stato un festival davvero ben riuscito con una affluenza di inutili come pubblico davvero entusiasmante. I brani presentati dai cantanti erano davvero brutti musicalmente e liricamente indecenti. Grazie al cielo la giuria, formata da alcuni sbevazzoni, è riuscita a sdoganarsi dalle solite polemiche individuando il degno vincitore. Ha vinto infatti POVIO all'unanimità con il brano "GINETTO ERA GHEI" una miserabile canzonaccia composta in fretta e furia la sera stessa dell'esibizione nel gabinetto dello stesso bar tra i miasmi prodotti dalle scoregge e cacche degli intervenuti. Intervistato dal nostro immancabile Pino Sbando l'affermato cantante ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Sono feliciano di aver vinto il primo premio consistente in una confezione di prodotti natalizi scaduti oltre a 700 boeri marci e vorrei dedicare questa mia vittoria a tutti coloro che mi hanno sostenuto durante questa competizione ovvero il mio amico Brendy e la sua fidanzata di cui non conosco il nome. Ho cercato di abbinare una bella musichetta sulla falsariga di quella emessa da una macchinetta del video pockerr con un testo di forte attualità ovvero il tema dell'inserimento degli ex reccioni nella società civile. Ginetto è un personaggio vero e a dirla tutta sono io perchè mi piacevano gli uomini e no le dhone ma adesso ho fatto chiarezza con me stesso e tirando una moneta per aria sono guarito da questa brutta malattia che è il 'fnocismo! Auguro a tutti di essere felici ed ora lasciate che mi ubriachi tranquillo!" Già in vendita il cd con 19 versioni del brano.

domenica, febbraio 22, 2009

CRISI ECONOMICA? NUTRIAMOCI CON I RAGNI!


Buona affluenza di pubblico ieri pomeriggio presso gli spogliatoi del campo sportivo della San Vigiglio in quartiere Dolomiti nella capitale etrusca d'oriente dove si è tenuta la giornata intercomunale dedicata alle frontiere della nutrizione. Particolare interesse ha suscitato il banchetto dell'Associazione Etrusca Allevatori Ragni. Ad illustrare l'attività dell'associazione un uomo brutto che non ha declinato le proprie generalità nemmeno all'esplicita richiesta dei gendarmi. Il nostro Pino Sbando presente sul luogo non ha potuto resistere alle succulente golosità predisposte sul tavolo degli assaggini e mentre piluccava tartine e panetti ha intervistato l'uomo brutto il quale si è poi rivelato come il Presidente nonchè unico iscritto dell'associazione. Per comodità di lettura pubblichiamo un sunto dell'intervista in cui il Presidente illustra le attività e i fini dell'associazione. "L'idea di fondare questa associazione risale a circa 2 anni fa quando un giorno io e le mie 150 personalità ci siamo ritrovati prigionieri, per un futile ischerzo perpetrato da alcuni mascalzoni, dentro una botola interrata in località sconosciuta. Dopo 3 giorni di detenzione i morsi della fame hanno iniziato a farsi sentire. All'interno dell'angusta botola non c'era altro che un topo morto e alcuni ragnoni neri e pelosi. Superato lo schifo, mi sono per primo pappato il topastro e poi sono passato ai ragni. Dopo una settimana sono stato liberato dai NOCS i quali pensavano fossi una delle tante vittime dei rapimenti perpetrati dal clan Putacenko e sono ritornato al nulla della mia vita ma con una nuova brillante idea: allevare ragni. Ho iniziato con un piccolo allevamento clandestino ricavato nel sottosuolo adiacente ad un ristorante cinaso e poi mi sono ampliato con un condono edilizio. Veda il ragno in se fa un bello schifo a guardarlo ma sotto un profilo nutrizionale è una vera bomba. Crudo oppure frullato è un elisir di lunga vita e mangiato vivo pare abbia potenti doti afrodisiache. Con un investimento minimo di 40 €uri si possono arrivare a produrre 4.500 ragni di media pezzatura che sul mercato raggiungono un prezzo di vendita di 2 €uri. Oltre a ciò cibarsi di ragni va di moda e nei locali "in" delle maggiori capitali del mondo nonché sui più prestigiosi panfili se ne fa un gran uso. Mi sento un imprenditore realizzato e credo di aver fatto un gran bene alla collettività diffondendo questo utile contributo alimentare alle ambasce dei meno fortunati. Parliamoci chiaro: una brasola costa il suo giusto e con la stessa cifra si possono ottenere 4 pasti o 50 spuntini di ragno." Grazie al cielo esistono ancora uomini di questa fatta!

mercoledì, febbraio 18, 2009

ARRESTATO LO STUPRATORE DI AUTOMOBILI!


Colpo grosso della milizia etrusca. E' di questa mattina la notizia dell'arresto di MARIANGELO BONTASON noto anche con il nomignolo di "slaca marmite" ovvero lo supratore di automobili. Dopo mesi di dure indagini i segugi etruschi sono riusciti a mettere dietro le sbarre il pericoloso maniaco. Ma chi è Mariangelo Bontason? Figlio di un noto cantante da balera e di una pittrice fallita il Bontason cresce in un ambiente malsano ed ambiguo. All'età di 12 anni abbandona le scuole per dedicarsi al vagabondaggio senza meta. Frequenta circoli di debosciati e fannulloni illudendosi che la sua personalità possa imporsi con il malcelato progetto di diventare un leader capace di organizzare le masse. Ignorato da tutti, deriso dal gentil sesso, in preda a manifeste tendenze paranoiche a 21 anni decide di dedicarsi al travestitismo inscenando indegne performance pubbliche dove spesso viene offeso e picchiato dai passanti. Il rancore del Bontason cresce sino a vette inaspettate. Cova un odio intestino per le automobili nelle quali identifica la figura femminile che con tanta pervicacia lo rifiuta. Iniziano gli stupri di marmitte. Prima vecchie utilitarie in disuso poi, in un crescendo parossistico, si passa alle berline di media cilindrata ed infine ai suv. Fioccano le denunce dei cittadini etruschi i quali si presentano dalle guardie con condom inzaccherati di liquido seminale e marmitte divelte. Iniziano gli appostamenti coordinati dal vice sceriffo BASETTONI i quali per i primi tempi non portano a nessun risultato se non l'arresto di due uominizezzuali scoperti dietro una Fiat Palio mentre si dedicano a pratiche sodomite. Ma grazie agli sforzi bipartizan e alla collaborazione di noti maniaci dediti al voyeurismo alla fine il delinquente è stato colto sul fatto. Finalmente la città è al sicuro e al bar della Pina si sprecano i brindisi.

lunedì, febbraio 09, 2009

CICCIUZZO SCONCIAFORNI CHIEDE ASILO POLITICO AGLI ETRUSCHI


Erano le 7.15 di questa mattina quando davanti all'ingresso di Palazzo Tassoni si è presentato Cicciuzzo Sconciaforni a torso nudo con una cassa di esplosivo sulla quale si è seduto. Successivamente ha infilato un paio di mutande in testa e si è puntato alle tempie due pistole minacciando di farsi saltare le cervella se il Primo Cittadino non si fosse presentato al suo cospetto entro 10 minuti. Immediata la reazione dell'illustre uomo politico etrusco che inforcato un motorino a caso parcheggiato innanzi alla sua dimora si è celermente presentato al cospetto dello Sconciaforni seppur in vestaglia e pantofole. Attorniato dalla "Guardia etrusca" il Sindaco ha chiesto le motivazioni di tale piazzata allo Sconciaforni il quale ha esordito con la seguente richiesta: "Sindaco le chiedo asilo politico perché a Rovigo mi scherzano e mi cojonano di continuo. La mia vita è diventata una continua sequela di insulti, beffe e bischerate le quali mi hanno reso la vita intollerabile e la morte gradita. Esigo essere ospitato da Voi etruschi, in caso contrario mi farò saltare la testa e innescherò l'esplosivo della cassa su cui sono seduto causando danno agli edifici del Corso. Adesso faccia un po lei!" La trattativa è durata per interminabili ore finché alle 10 circa con la scusa di dare ristoro all'aspirante suicida gli è stata servita una faraona contenente sonnifero istantaneo. Attualmente lo Sconciaforni è trattenuto in un gabbione per le fiere gentilmente prestato dal Circo di Russia e si sta valutando la posizione del tentato suicida. Sdegno da gran parte dei partiti politici etruschi i quali protestano sulla mollezza ed indecisione del primo cittadino. "Diamolo in pasto ai siluri!" strillano da destra, mentre l'atomizzata sinistra ha scelto di andare ad un istant congress per decidere sulle sorti dell'esule.

sabato, febbraio 07, 2009

IEZ VI CHEN!


Ebbene sì MONSIGNOR MILINGO sarà il nuovo VESCOVO della diocesi di ADRIA-ROVIGO. Sulla spinta del fenomeno OBAMA, il VATICANO stesso ha deciso di imprimere un'accelerazione al rinnovamento delle cariche episcopali. Il crescente numero di immigrati e il pericolo della diffusione del maomettanismo, dell'induismo, del buddo e degli adoratori di pietre ed alberi ha indotto il PAPA in persona ad imporre il simpatico religioso nonché provetto cantante al difficile ruolo di pastore di un gregge multi etnico. Altra novità è che la sede vescovile tornerà nella capitale etrusca tra la gioia e il tripudio dei nostalgici. "Era ora che il Vescovo tornasse nella sua abitassione in Adria altrochè Rovigo, debbe strare qua.... taccato alla nostra cattedrale.... jokken!" ha commentato il sig Attilio mentre sostava, come suo solito, sulle striscie pedonali in mezzo al traffico. "Personalmente mi fa molto piacere sapere che avremo nuovamente il Vescovo in città ma mi preoccupa che sia un nigro e poi speriamo non si metta a cantare!" ci confessa la signora Telma mentre porta a spasso la bici accompagnandola a piedi munita di tre sporte piene di cose inutili. Fatto sta che tra stupore, gioia e polemiche anche gli etruschi d'oriente potranno finalmente dire IEZ VI CHEN!

venerdì, febbraio 06, 2009

GIMI ROC CONTRO LA DROCA!


Pregevole iniziativa della chiesa riformata etrusca in collaborazione con il centro ecumenico giovanile della diocesi adriese. Per sensibilizzare la juventus sull'annoso problema della droca ier sera in vicolo Tretti si è tenuto un concerto gratuito del noto cantante idolo delle folle GIMI ROC. Tra riff supersonici, acuti vocali incontrollati e assoli vertiginosi il gruppo di GIMI ha coinvolto le masse in cori da stadio. Scaricate 8 penne BIC per gli autografi e vendute circa 2700 magliette del gruppo. Grande soddisfazione da parte del pubblico tra le cui schiere si notavano parecchi genitori visibilmente soddisfatti dal messaggio positivo del cantante. Raggiunto dal nostro Pino Sbando ha rilasciato la seguente dichiarazione: "La droca è una brutta bestia da sconfiggere. Anche io in passato ho consumato droche di ogni genere e per un periodo sono diventato anche reccion. Passavo tutto il giorno ai vituperati Giardini Zen ad incidere col coltellino frasi a caso sulle panchine e a sputare per terra. Grazie al cielo ho incontrato la fede e gettato il mio passato alle ortiche. Ora faccio una vita sana all'insegna della moderazione e passo i pomeriggi e le notti nelle chat dei ludri ad adescare minorenni. La musica mi ha aiutato notevolmente in questo mio percorso di vita e spero che il mio messaggio arrivi ai cuori dei ggiovani. Mi raccomando ragazzi fate come me: basta droca, basta vino!"

venerdì, gennaio 30, 2009

FESTIVAL DEL CINEMA INDIPENDENTE ETRUSCO: VITA DA CAN!


Grande successo di pubblico, ieri sera, all'inaugurazione del FESTIVAL DEL CINEMA INDIPENDENTE ETRUSCO. In prima assoluta mondiale è stato proiettato il lungometraggio di RODOLFO SUGAMAN "VITA DA CAN". Un film forte, dalle implicazioni introspettive assolute. Il tema dell'incomunicabilità generazionale, del disfacimento dei valori e della disgregazione della familia vengono mirabilmente sviscerati dalla sapiente opera del SUGAMAN. In breve la trama narrataci dallo stesso autore. "Walda è una giovine che cresce in un ambiente familiare in disfacimento. Teofilatto, il fratello maggiore, spreca la propria vita tra ippodromi e bische clandestine corrompendo fisico e mente. Pia, la madre, è una donna sfatta dalla malattia: la colite. Aginulfo, il padre, coltiva il proprio fallimento esistenziale collezionando pigne raccolte nelle pinete mentre soddisfa le proprie pulsioni di guardone. Chiusa in se stessa la giovine attraversa l'età adolescenziale prigioniera in un mutismo esasperante che la conduce vicina alla follia. Non servono gli sforzi di Giangianni, un ometto di lei innamorato, per ricondurla ad una vita sociale degna di essere vissuta. Fortunatamente all'età di 31 anni la tapina conosce BOBI 797, un delizioso cane meticcio che con pazienza le fa scoprire l'amore. I due decidono di fidanzarsi ma sono furentemente osteggiati dalla familia e da alcuni vicini che mal gradiscono i rumori provenienti dalla cuccia dei due durante le ore notturne. Alla fine, in un gesto liberatorio, la coppia di amanti fugge da casa e si rifugia al canile di Tirana dove trovano asilo e si rifanno una vita." Pubblico visibilmente commosso al termine della proiezione e grandi applausi per tutto il cast.

domenica, gennaio 25, 2009

EMERGENZA MAFIA RUSSA


Mentre a Rovigo i Cinasi comperano tutta la città, nella capitale etrusca d'oriente scoppia l'emergenza mafia russa. Ebbene si, come non bastassero le recenti sommosse degli 'mbriagoni e drughè, un nuovo problema di carattere sociale ed ordine pubblico si aggiunge alle già numerose incombenze degli amministratori pubblici. Non sono certo giunti alla spicciolata gli appartenenti al clan PUTACENKO. Auto di lusso, banchetti nei più prestigiosi ristoranti, belle donne, gioielli, abiti firmati. Originari dei sobborghi moscoviti i Putacenko salgono alle ribalte delle cronache russe per la loro inaudita ferocia. Vladimir, il capo del clan, è uno spietato killer. Freddo ed insensibile ha imparato ad uccidere fin da giovane quando aiutava il nonno Andrej nella soppressione dei cani ai bei tempi dell'Unione Sovietica quando era aiuto acchialappacani al canile di Mosca. Entrati nel giro dei locali notturni i Putacenko si impongono sugli altri clan. Spacciano droga tra i giovani militari dell'ex armata rossa, producono film pornografici dove nani si accoppiano con giovini dell'est, acquistano casinò da gioco, creano bische clandestine ove il gioco d'azzardo non è consentito, commerciano armi di distruzione di massa con "stati canaglia" e spesso uccidono per diletto. Ora sono giunti nella capitale etrusca con l'intento di impossessarsi del monoblocco ospedaliero per trasformarlo in una clinica privata per il trapianto di organi a benestanti. Grazie al cielo sono contemporaneamente giunti in città i 7500 paracadutisti inviati dal ministro della Guerra SATANA per contrastare i fenomeni di degrado sociale. La tensione è alta e le plebi nonché
l'aristocrazia tutta fremono senza pudicizia!

LE "THE FAITH TONES" OSPITI AL FESTIVAL DELLA CANZONE CRISTIANA BIANCA AUTENTICA


In concomitanza con la riabilitazione dei 4 vescovi ultra tradizionalisti (tra cui ricordiamo uno negazionista) si è tenuta nella campagna etrusca il primo festival della canzone cristiana bianca autentica. Lontani dalle luci e dalle lusinghe della città, 0spiti nella dimora di un vecchio aristocratico ultra religioso, i cantanti e i loro degni accompagnatori si sono lasciati andare a preghiere e canzoni in un comune gaudio. Molto apprezzate le "THE FAITH TONES" che oltre a cantare molto bene sono anche tre bei bocconcini di donne. Alla faccia della decadenza di costumi, all'ecumenismo dilagante, all'abortaggio e al gayaggio endemico, la confraternita ultra religiosa bianca dimostra che i tempi del giudizio universale si avvicinano e solo chi sarà puro e casto potrà ambire ad un posto in loggione nel paradiso. Amen.

EMERGENZA CRIMINALITA'


Scatta il piano anti crimine anche nella capitale etrusca d'oriente. Sull'onda della recente recrudescenza del fenomeno criminale, il ministro della guerra SATANA ha deciso di prendere per le corna il problema mettendo a disposizione 300.000 uomini. Per sconfiggere la piaga degli 'mbriagoni dei giardini Zen sono giunti stamane in città 7.500 paracadutisti con l'ordine di affiancare i vigili urbani nel controllo del territorio. "Era ora jokken!" così commenta Sante Ridolin rappresentante del movimento "città pulita".